Da Kaolack a Ziguinchor, storie di impegno della società civile italiana

Incontri, riflessioni e proposte per il futuro sono stati al centro della missione di monitoraggio delle iniziative della società civile che si è svolta tra l’11 ed il 18 aprile 2019 nel Senegal centrale e meridionale. Tante le tematiche toccate dai quattro progetti co-finanziati dall’AICS oggetto della visita: creazione di impiego, formazione per i giovani, disabilità, sanità. Lo sviluppo locale ed il rafforzamento delle comunità come filo conduttore di queste iniziative implementate da OSC ed enti territoriali italiani.

La prima tappa ci porta a Kaolack, nel Centro Dipartimentale per l’Educazione Popolare e Sportiva, che è stato scelto come sede dello sportello informativo per le persone portatrici di disabilità – una delle realizzazioni previste dal progetto ‘Doolel: Migrazioni e Co-Sviluppo coltivando social business in Senegal’, co-finanziato dal Comune di Rimini. Lo sportello è stato inaugurato solo pochi giorni fa, ma Abdoulaye Cisse, l’operatore addetto alla sua gestione, ha le idee chiare: vuole renderlo un luogo di scambio di informazioni, coaching e supporto tra persone con disabilità, aiutandole ad entrare in contatto con i servizi del territorio. Tra i suoi compiti anche quello di scoprire le realtà associative dei portatori di disabilità di Kaolack e renderli protagonisti della propria integrazione nel tessuto sociale e produttivo della città.

La regione di Kaolack, assieme a quella di Tambacounda, è anche teatro del progetto triennale ‘Vivre et réussir chez moi: Sviluppo locale e territorializzazione delle politiche migratorie in Senegal’, co-finanziato dalle OSC Italiane VIS e COOPI. Le visite sono state l’occasione per riflettere sulle difficoltà di implementazione e sulle strategie messe in atto per adattare il progetto ad un contesto nuovo ed in costante evoluzione, assicurando quindi una rilevanza delle attività previste rispetto ai cambiamenti riscontrati. Per l’equipe della missione questa è una giornata carica di incontri istituzionali perché il progetto si prefigge, tra i suoi obiettivi, di rafforzare le capacità degli attori coinvolti nella gestione della migrazione e dello sviluppo e di appoggiare il loro coordinamento. Per tutti, una certezza: la grande sfida per il Senegal oggi è offrire un lavoro dignitoso ai suoi giovani. L’iniziativa di VIS e COOPI guarda quindi ad un approccio integrato tra autorità rafforzate, giovani formati e membri della diaspora incentivati ad investire in idee imprenditoriali nel loro paese di origine.

A Tambacounda cominciano anche gli scambi con altri beneficiari del progetto. Strutture per la formazione professionale, come il Centro Don Bosco, dove il progetto supporterà corsi in elettricità, meccanica auto e gestione dei macchinari agricoli. Studenti dei primi corsi attivati, come Fatou, unica ragazza del corso di meccanica auto, ispirata a lanciarsi nel mestiere dopo aver visto l’intervista in TV di una donna meccanico, o Jean Gabriel, che studia elettricità e ha pensato una volta a lasciare il Senegal, ma poi si è reso conto che grazie alla sua formazione sarebbe potuto rimanere e costruire un futuro. Temi che vengono toccati anche nella sensibilizzazione di quartiere che, poco prima della preghiera del tramonto, viene animata dagli operatori VIS e COOPI. Un momento di scambio aperto e franco sui pericoli della migrazione irregolare e le possibilità di formazione e riuscita in loco.

Un ultimo passaggio prima di lasciarsi alle spalle Tambacounda è la visita al centro di formazione di Missirah, che il progetto intende riabilitare e rendere funzionante con il lancio, si spera già nel prossimo autunno, di corsi in falegnameria, saldatura e costruzioni per i giovani di tutta la regione. Il centro, ormai inattivo da oltre dieci anni, è in uno dei comuni con il più alto tasso di partenza in termini di migrazione irregolare: la creazione di opportunità formative e lavorative in loco vuole inserirsi proprio in questa dinamica negativa.

A Kolda e Sedhiou, nel sud del Paese, visitiamo il progetto dell’OSC ACRA ‘Ripartire dai giovani: pro-motori dello sviluppo locale e della migrazione consapevole’. Simili gli obiettivi e le problematiche a quelli del progetto di VIS e COOPI: rafforzare le conoscenze della comunità e la consapevolezza dei decisori politici sulle dinamiche relative ai flussi migratori (in questo caso nel corridoio Sedhiou – Kolda – Gabu, in Guinea Bissau) e facilitare la formazione e l’occupazione giovanile, nonché il reinserimento dei migranti di ritorno. Forte anche qui l’impegno delle autorità, ben consapevoli delle debolezze del proprio territorio e convinte del loro ruolo nella gestione della migrazione e nella creazione di opportunità per i giovani. A poco meno di un anno dal lancio del progetto visitiamo i futuri hub per corsi di alfabetizzazione informatica di base che partiranno nelle prossime settimane, appena arrivati i computer. A Kolda, incontriamo i giovani studenti fruitori delle borse trimestrali per un corso di formazione per elettricisti. A Sedhiou, visitiamo due aziende agricole presso le quali altri giovani potranno svolgere tirocini professionalizzanti al termine delle loro formazioni, che partiranno nei prossimi mesi. Qui tanti attori si stanno mobilitando per sensibilizzare i giovani contro le partenze irregolari, incluse le mogli dei migranti, che si sono costituite in associazione poche settimane fa e di cui incontriamo la Presidentessa. Prendono molto seriamente il loro ruolo di dialogo e informazione di altre mogli, madri, donne spesso al centro dei progetti migratori dei proprio mariti e figli.

L’ultima tappa di questa missione è la comunità rurale di Tenghory, nella regione di Ziguinchor. Qui visitiamo il progetto ‘Salute Plus: Acqua, Igiene e Nutrizione nel distretto di Tenghory’, co-finanziato da ACRA ed in chiusura nel mese di luglio dopo 3 anni. Molte già le realizzazioni dell’iniziativa, tra cui un acquedotto e mille allacci familiari e comunitari, la costruzione di 150 latrine familiari e la riabilitazione dei bagni di 4 scuole. Ne visitiamo due: a Diarone vediamo i lavori per la costruzione dei nuovi bagni, a Djikesse incontriamo gli alunni e scopriamo con i professori come molti bambini ora, grazie alle sensibilizzazioni degli scorsi anni, abbiano assimilato e mettano in pratica buone pratiche igieniche di lavaggio mani e consumazione di acqua pulita. Le ‘femmes relais’ ci portano poi con loro per le ultime attività di sensibilizzazione previste. Un incontro con un gruppo di donne è l’occasione per rinfrescare la memoria su cosa fare per assicurarsi la buona pulizia ed igiene nella cura dei familiari e della casa. Infine una visita a domicilio ci mostra come le operatrici si assicurino, tramite un questionario e l’osservazione diretta, che i consigli impartiti negli incontri precedenti siano messi in pratica.

 

A cura di: Giada Cicognola
UNDESA Fellow

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