Adelphité: dialoghi di attivismo

Dall’8 marzo e fino a fine anno una serie di appuntamenti per incontrare e conoscere chi lotta quotidianamente per una società più eguale, nella quale donne e uomini hanno gli stessi diritti economici, sociali, culturali e politici. Uomini e donne uniti nella lotta per i diritti di tutti.

 

Adelphité è una parola che deriva dal greco adelph- (αδελφ-) e che significa sia sorella (adelphé) che fratello (adelphos), ma senza fare una distinzione di genere. Inglobando le due parole “sororità” (tra donne) e “fraternità” (tra uomini), l'adelphité designa le relazioni solidali e armoniose tra gli esseri umani, donne e uomini.

Solidarietà è un concetto empatico ed etico che diventa politico e necessario per superare gli ostacoli imposti dalle diversità e dalle diseguaglianze. In questa serie di testimonianze racconteremo delle diverse esperienze di persone, donne e uomini, portatori di un impegno etico, sociale e politico che sia solidale e femminista.

Femminismo vuol dire combattere il sessismo, non l’altro sesso. Le donne e gli uomini che si definiscono “femminista”si attivano per creare una società inclusiva, più eguale, nella quale donne e uomini hanno gli stessi diritti economici, sociali, culturali e politici.

Proprio perché esiste ancora una forte asimmetria sociale e culturale tra donne e uomini, l’adelphité e il femminismo sono necessari per denunciare tale situazione e promuovere l’uguaglianza, per le donne e gli uomini, oltre e al di là delle differenze decostruendo stereotipi e sessismi.

8 marzo 2021 – Dialoghi di attivismo – Bouaré Bintou Founé Samaké, avvocata, femminista e attivista, Ministro per la promozione delle donne, dei bambini e della famiglia del Mali.

In Mali l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) sostiene, finanziariamente e tecnicamente, il programma "Eliminazione della violenza di genere in Mali attraverso un approccio olistico e integrato per la fornitura di servizi di qualità a livello nazionale", un'iniziativa implementata dall'UNFPA in partenariato con i Ministeri incaricati della Promozione della Donna, dei Bambini e della Famiglia (MPFEF) e della Salute e dello Sviluppo. Il progetto, della durata di tre anni, è iniziato il 1° gennaio 2020 per concludersi il 31 dicembre 2022.

L'obiettivo del progetto è quello di "contribuire all'eliminazione della violenza sessuale e di genere (VBG) contro donne e ragazze e i casi di morbilità e morte materna attraverso un quadro istituzionale rafforzato, il coinvolgimento e l'empowerment della comunità e l'accesso effettivo ed equo a servizi appropriati, compresi i servizi di salute sessuale e riproduttiva".

L’advocacy per l'abbandono delle norme sociali sfavorevoli alla salute e al benessere delle donne e delle ragazze rimane, tuttavia, una delle maggiori sfide del progetto, poiché le pressioni socio-culturali creano un ambiente poco ostile al sostegno della legge sulle VBG. In questo senso, l'approccio del progetto è quello di rafforzare il coordinamento degli interventi di salute sessuale e riproduttiva e di contrasto alle VBG attraverso la stretta collaborazione con il Ministero per la Promozione della Donna, dei Bambini e della Famiglia.

Ricordiamo che in Mali il numero di casi segnalati di violenza di genere (VBG) è aumentato del 47% nel 2020:  da 2021 casi da gennaio a luglio 2019 a 2981 casi da gennaio a luglio 2020. Questi dati  (UNOCHA) rivelano che il 99% delle persone colpite sono donne e che il 36% delle VBG sono violenze sessuali. L'assenza di una legge specifica per affrontare le VBG e la debole applicazione dei testi legali che proteggono le donne e le ragazze rimangono i fattori che contribuiscono all'aumento dei casi. Inoltre, secondo uno studio di UNFPA (Maggio 2020) che analizza l’impatto della pandemia di COVID 19 sulle VBG, in relazione al contesto socio-culturale del Mali le VBG potrebbe aumentare del 49% e più.

Per questo motivo, abbiamo parlato con Bouaré Bintou Founé Samaké, giurista, femminista e attivista, che il 5 ottobre 2020 è stata nominata Ministro per la promozione delle donne, dei bambini e della famiglia del Mali.

Prima della sua nomina, Bouaré Bintou Founé Samaké è stata per 20 anni la rappresentante nazionale di WILDAF, una rete di una ventina di associazioni e di cinquanta membri individuali, il cui obiettivo è la protezione e la promozione dei diritti delle donne e dei bambini di fronte alla giustizia.

Bouaré Bintou Founé Samaké ha dedicato il suo lavoro all’affermazione e alla protezione dei diritti delle donne in Mali fornendo assistenza legale, formazione sui diritti di donne e bambini, violenza contro le donne, prevenzione/cura delle vittime, leadership femminile e advocacy. Ha contribuito allo sviluppo di curricula e programmi di formazione per un corpo di formatori paragiuridici. Nella sua carriera, si è sempre dedicata alla lotta per l'uguaglianza di genere e all'attuazione delle convenzioni internazionali che il Mali ha ratificato.

In un contesto teso dove gli islamisti chiedono le dimissioni della Ministra della promozione della Donna, dell’infanzia e della Famiglia, l’abbiamo incontrata per discutere con lei di temi scottanti come l’impegno e il ruolo della donna nell’attuale società maliana, in politica e nella lotta contro le violenze basate sul genere. Cordiale e sorridente, Bouaré Bintou Founé Samaké, non si dichiara più la militante di prima, ma la responsabile chiamata a impegnarsi nel suo dovere civico in un Paese fortemente toccato da una crisi multi-settoriale.

Ha promesso a se stessa e al nuovo governo di transizione di portare a termine tutte le azioni identificate nel programma nazionale recentemente adottato dal Comitato Nazionale della Transizione. Ricoprendo la sua carica da Ministro per un mandato di 18 mesi, Mme Bouaré sta portando avanti, con coraggio e orgoglio, la promozione del ruolo positivo della donna e della famiglia.

Raccontando la situazione attuale dei diritti delle donne e in generale dei diritti umani, la Ministra ha tenuto a precisare che il contesto post-conflitto, come quello del Mali attuale, non è per nulla incoraggiante. “Si lavora affinché i diritti siano rispettati dato che si continuano a registrare delle gravi violazioni dei diritti umani . Le donne, facendo parte di un meccanismo economico informale, sono state molto colpite dalla pandemia COVID 19. Non potendo più accedere alle consuete modalità di guadagno, le violenze sono esplose con più veemenza. Anche la chiusura delle scuole ha esposto le ragazze a differenti forme di violenza”. Bouaré, sottolinea, inoltre che “in questo periodo pandemico, le strutture sanitarie si sono confrontate su come proteggere i nascituri dal contagio. Le donne dovevano ricevere una doppia protezione: proteggere se stesse e i loro bambini”. La Ministra, preoccupata dalla situazione che le donne stanno vivendo, si interroga anche sull’accesso ai vaccini e sulla tempistica. Le donne ne avranno accesso facilmente? (n.d.r. I primi vaccini sono arrivati in Mali il 05/03/2021)

Per quanto riguarda l’impegno politico delle donne maliane questo si situa soprattutto nella promozione delle riforme. Nei prossimi mesi il paese si appresterà a aggiornare la Costituzione e le donne dovranno battersi affinché tutto ciò che le attiviste hanno conquistato in passato vengano tutelato. Le donne dovranno ugualmente battersi per le elezioni future; in Mali ci saranno nei prossimi mesi le elezioni legislative e comunali. Senza contare le questioni di pace, sicurezza fronti su cui le donne dovranno battersi. In Mali, oggi, le donne sono arrivate ad essere incluse nella commissione di sorveglianza dell’Accordo di pace, cosa impensabile e inimmaginabile fino a poco tempo fa. Si pensa ora di allargarne presenza.

Fortemente voluta dalle donne maliane e supportata dalla Ministra della Promozione della Donna, dell’Infanzia e della Famiglia, il processo di adozione della proposta di legge relativa alla violenza di genere (VBG) è stata ancora una volta abbandonata dal governo della transizione, a causa di una forte pressione da parte della comunità religiosa.

Visto che si tratta di una proposta e non ancora di una legge, Bouaré dichiara che è una legge “aperta” che deve nascere dal dialogo e dal confronto, non dallo scontro. Secondo la Ministra, la maggior parte dei maliani è cosciente che la violenza di genere esiste e che le donne e le ragazze ne sono spesso le vittime. È sicura che durante il suo mandato o dopo, questa legge sarà adottata in Mali per via di questa consapevolezza comune. Dichiara di non aver paura, perché non fa “nulla che possa pesare sulla sua coscienza” ed è questo l’essenziale. Nonostante si trovi in un contesto difficile, la paura che qualcuno possa nuocere a lei o alla sua famiglia, non fa parte del suo spirito. Coraggiosamente non ha mai esitato di fronte alle minacce e agli insulti pur di difendere gli altri dichiarando che sta lavorando con tenacia per trasformare il conflitto in dialogo.

Si è riflettuto con lei anche sul concetto di femminismo. Per lei, giurista, attivista e ministro bisogna far riferimento al contesto, alle circostanze e a differenti parametri. Oggi in Mali le femministe lottano per l’uguaglianza tra i sessi, per la non marginalizzazione delle donne. Questa è la sua concezione di femminismo, ovvero una lotta che ogni donna fa affinché tutte le persone abbiamo la stessa possibilità d’aver accesso alla scuola, alla sanità e a tutti i servizi di base.

A cura di Eugenia PISANI/Claudia BERLENDIS

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