Eugène Kognyuy, ginecologo-ostetrico, è stato, dal 2019 al 2021, il rappresentante residente dell’UNFPA, agenzia principale delle Nazioni Unite per le questioni di salute sessuale e riproduttiva. È stato professore di salute riproduttiva presso l’Università di Liverpool nel Regno Unito, dove ha guidato il team di salute materna, condotto ricerche che hanno avuto un impatto sulla politica nazionale e globale e fornito assistenza tecnica ai governi di diversi paesi in Europa, Medio Oriente, Asia e Africa. Femminista.

Negli ultimi 20 anni, il dott. Kongnyuy ha ricoperto varie posizioni in diversi uffici dell'UNFPA. È stato capo del Reproductive Health Cluster e coordinatore nella Repubblica Democratica del Congo, in Madagascar come Senior Maternal Health Advisor e, ad Haiti ,come Emergency Reproductive Health Coordinator.

Prima di entrare a far parte dell'UNFPA è stato professore di salute riproduttiva presso l’Università di Liverpool nel Regno Unito, dove ha guidato il team di salute materna, condotto ricerche che hanno avuto un impatto sulla politica nazionale e globale e fornito assistenza tecnica ai governi di diversi paesi in Europa, Medio Oriente, Asia e Africa.

Originario del Camerun, il dott. Kongnyuy, è un ginecologo-ostetrico. Racconta con emozione quando da bambino andò in ospedale con la madre e vide una giovane donna che aveva appena partorito. Vide una moltitudine di ostetriche accanto a lei e percepì la gioia della famiglia davanti a una nuova vita. Quando lasciò l’ospedale, disse a sua madre che sarebbe diventato un ostetrico. Questo pensiero l’ha accompagnato fino a quando, diventato medico, decise di specializzarsi in ostetricia e diventare un ginecologo per poter fare qualcosa di concreto per proteggere le donne in un momento così delicato della loro vita.

Ha conseguito un dottorato in medicina presso l'Università di Yaoundé I in Camerun e un dottorato in salute pubblica  presso la Staffordshire University nel Regno Unito. Ha conseguito inoltre un Master of Public Health (MPH) della Hebrew University in Israele e un Master of Business Administration (MBA) della People's University negli USA. Ha al suo attivo più di 90 pubblicazioni scientifiche e cinque libri.

La sua missione in Mali, che ha lasciato nel settembre 2021 per raggiungere lo staff UNFPA in Camerun, è stata quella di raggiungere 3 obiettivi principali: zero morti materne; zero bisogni non soddisfatti in pianificazione familiare; zero VBG e pratiche nefaste.

Obiettivi ambiziosi[1], ma per raggiungerli l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) in sinergia con l’UNFPA ha deciso di fornire assistenza a centri, come One Stop Centre, dove le donne sopravvissute alle violenze possono ricevere assistenza olistica attraverso servizi sanitari, medicali, psicologici, sociali, protettivi e giuridici in completa sicurezza e lontano da occhi discriminatori.

Il dott. Kongnyuy, attraverso la sua struttura, auspica che non vi siano più morti di partorienti, assicurando a ciascuna donna un servizio di qualità, grazie alla formazione del personale e della messa a disposizione di unità di maternità prefabbricate da destinare nelle zone più inaccessibili del paese. AICS ha supportato nel 2020 il reclutamento di 50 ostetriche, che attualmente prestano servizio nella Regione di Mopti, una delle regioni attualmente più toccata dalla crisi, dove i ribelli armati non permettono l’accesso alla popolazione ai servizi di base come le maternità e gli ospedali. Secondo le ultime statistiche[2] disponibili sul Mali, la percentuale di decessi maternali in occasione del parto è di 368 per 100.000 nascite e 34 decessi neonatali per 1000 casi.

In Mali il 39,7% delle ragazze tra i 15 e 19 anni sono sposate e il 39% di loro sono già madri. Il 21% delle ragazze hanno rapporti sessuali prima dei 15 anni e in media una donna maliana partorisce 6 figli durante la sua vita, anche se sono attestati casi di donne che hanno partorito anche dieci figli. Per questo, dice il dott. Kongnyuy, serve fare informazione, far capire la necessità e i vantaggi dell’utilizzo dei contracettivi in ambito di salute materna e infantile, sociale e redditizia. Il Mali è una nazione dove si constata un debole utilizzo dei servizi di pianificazione familiare (10,3% di contraccettivi moderni contro 26% dei bisogni non soddisfatti) a causa di vari fattori, culturali e strutturali e tra i più importanti vi sono le disfunzioni dell'offerta e della distribuzione, la bassa qualità, la disponibilità e accesso ai servizi e ai prodotti, in particolare per gli adolescenti, i giovani e le persone svantaggiate nelle aree rurali.

Il numero medio di figli varia significativamente a seconda anche del luogo di residenza; le donne nelle aree rurali hanno circa due figli in più rispetto alle donne nelle aree urbane e la fertilità varia anche per regione, da 3,6 bambini per donna nella regione di Kidal e 4,8 bambini per donna a Bamako a 7,3 bambini per donna nella regione di Timbuktu. La fertilità è più bassa con l'aumento del livello d'istruzione. Le donne con un'istruzione secondaria o superiore hanno, in media, 4,5 figli rispetto ai 6,8 figli di quelle senza istruzione. La fertilità varia anche in base al tenore di vita della famiglia*. Le donne nel quintile più basso delle famiglie hanno, in media, 7,5 figli contro i 4,6 figli di quelle nel quintile più alto[3]. Per tutti questi motivi, UNFPA mette a disposizione i contracettivi gratuitamente nei luoghi frequentati maggiormente dalle persone, come i saloni delle parrucchiere per le ragazze e in ambienti dove gli uomini si ritrovano a guardare la televisione.

Il dott. Kongnyuy spiega come il “dividendo demografico”, ovvero il processo che spinge il tasso di natalità di una nazione a diminuire, e la parte di lavoratori attivi sul totale della popolazione ad aumentare, può portare allo sviluppo della società e, al contempo, alla pace. Visualizzando schematicamente una società non ancora sviluppata si vedrà una piramide con alla sommità le persone che lavorano e producono e alla base i bambini o le persone improduttive. Al contrario, una società che tenta di svilupparsi positivamente, si può schematicamente disegnare come una piramide capovolta: molte persone lavorano, producono e poche che devono essere nutrite. Per avere questo cambiamento, i demografi parlano di una “transizione demografica”. Tutti i paesi sviluppati, hanno fatto questa transizione. La società deve cercare dei mezzi per cambiare il tasso di fecondità, ovvero ridurre il numero di figli per donna, e questo può permettere di cambiare la struttura della società stessa, che non sarà più piramidale e potrà supportare di permettere a tutti d’accedere all’educazione, alla sanità e all’impiego. Secondo dott. Kongnyuy, i paesi africani non hanno ancora fatto questa transizione, cosa invece avvenuta nei paesi asiatici.

In generale, però, la popolazione maliana non ha accesso a servizi di base come educazione, sanità, giustizia. dott. Kongnyuy vede nel “triplo nexus” la migliore strategia da applicare ad un contesto così depauperato. Bisogna, quindi, intervenire a livello umanitario, a livello di sviluppo e a livello della pace contemporaneamente e bisogna implicare attivamente donne e ragazze.  Bisogna assicurare la pace, la coesione sociale tra differenti etnie, tribù, villaggi per poter assicurare uno sviluppo e un’assistenza ai bisognosi e ai più vulnerabili.

Non bisogna poi dimenticare la situazione delle persone portatrici di handicap, che vivono una condizione di ulteriore vulnerabilità: sono marginalizzate, non hanno accesso ai servizi di base e non hanno accesso al reddito. Il dott. Kongnyuy racconta di una donna che, dopo un parto complicato, ha sviluppato una fistula ostetrica[4]. Questa donna è stata abbandonata dal marito, dalla famiglia, ritrovandosi per strada e accusata di essere lei stessa la causa della  malattia, vista come una punizione divina. A causa della fistula non può lavorare, non può coltivare, è totalmente esclusa e marginalizzata e senza alcun futuro. AICS nella programmazione 2021 ha destinato un finanziamento, sempre a UNFPA a livello regionale (Senegal e Mali), per permettere alle persone portatrici di handicap, soprattutto bambine e bambini, l’accesso alle strutture scolastiche e nello stesso tempo sensibilizzare le persone alla non marginalizzazione.

Il dott. Kongnyuy si dichiara femminista nel senso che in una società giusta e normale le donne dovrebbero poter avere le stesse possibilità degli uomini. In un paese dove le donne sono considerate inferiori o dove non hanno accesso ad alcuni lavori considerati tipici degli uomini, o dove non hanno accesso a posti dirigenziali, si constata che questo paese non è sviluppato. È stato dimostrato che se uomini e donne percepiscono lo stesso stipendio, la donna lo impiega per il bene della famiglia, per l’educazione dei figli e per soddisfare tutti i bisogni di base. Questo concetto è ben sviluppato nel termine “dividendo di uguaglianza[5] e dimostra di come l'empowerment delle donne porti benefici a tutti, non solo alle donne.

A cura di Claudia Berlendis

[1] https://www.unfpa.org/data/ML

[2]https://mali.unfpa.org/sites/default/files/pub-pdf/UNFPA%20Mali%20Rapport%20Annuel%202017-2018_landscape.pdf

[3] https://dhsprogram.com/pubs/pdf/SR261/SR261.pdf

[4] La fistola ostetrica è la formazione di una comunicazione anomala (una fistola) tra la vagina e la vescica (fistola vescico-vaginale) o tra la vescica e il retto (fistola vescico-rettale) o tra la vagina e il retto (fistola retto-vaginale).

[5] https://www.unwomen.org/fr/digital-library/publications/2011/12/the-gender-dividend-a-business-case-for-gender-equality

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