In occasione del GFDRR Partnership Council, l’8 giugno 2026 si è tenuto a Dakar, presso gli uffici della Banca Mondiale, un evento promosso dal Governo italiano – co-presidente del Consiglio di Partenariato GFDRR – in collaborazione con il Global Facility for Disaster Reduction and Recovery (GFDRR).
Al centro del confronto, una riflessione chiave: come trasformare l’azione anticipatoria da sperimentazione promettente a sistema strutturale, guidato dai governi?
Fin dall’apertura, il messaggio è stato chiaro: i sistemi di allerta precoce non sono sufficienti, se non collegati a decisioni, finanziamenti e azioni tempestive sul territorio.
Rafforzare l’intera catena dell’azione anticipatoria
L’azione anticipatoria funziona solo quando ogni anello della catena è solido: dalla previsione alla diffusione dell’informazione, dalla decisione al finanziamento, fino all’intervento concreto a livello comunitario, prima che un evento si trasformi in crisi.
L’esperienza della Croce Rossa senegalese, attraverso il progetto RISE, dimostra come questo approccio possa essere applicato sul campo. Grazie a una presenza capillare in oltre 550 comunità, l’organizzazione ha sviluppato un modello che integra: analisi della vulnerabilità; pianificazione preventiva; sistemi di allerta precoce; protocolli di intervento anticipato per le inondazioni. Particolarmente rilevante è la dimensione transfrontaliera del modello: il bacino del fiume Senegal coinvolge infatti Senegal, Mauritania, Mali e Guinea, confermando che i rischi naturali, così come le risposte, non si fermano ai confini nazionali.
Dalla dimensione locale alle politiche nazionali
Un elemento cruciale emerso dal dialogo riguarda la necessità di collegare le iniziative comunitarie ai sistemi istituzionali nazionali. Solo attraverso questa integrazione l’azione anticipatoria può diventare pratica standard e non rimanere confinata a progetti isolati.
In questo contesto, i partner finanziari, tra cui Italia e Norvegia, svolgono un ruolo fondamentale sostenendo l’intera catena dell’allerta precoce, comprese le componenti più tecniche come l’iniziativa Early Warning for All e il Systematic Observation Financing Facility (SOFF).
Dall’esperienza alla politica pubblica
Le esperienze maturate nella regione dimostrano che l’azione anticipatoria può evolversi da strumento operativo a leva di politica pubblica.
Un esempio significativo è rappresentato dalla Mauritania, dove un recente decreto nazionale ha formalizzato l’integrazione dell’azione anticipatoria nel mandato istituzionale del Commissariato per la Sicurezza Alimentare. Questo passo segna un importante avanzamento verso il finanziamento pubblico e l’appropriazione governativa.
Progressi analoghi si registrano in diversi Paesi della regione: Mali e Burkina Faso hanno adottato piani nazionali nel 2025; il Niger sta finalizzando la sua strategia nazionale; il Chad ha attivato interventi anticipatori su larga scala; Senegal, Gambia, Guinea-Bissau e Capo Verde mostrano crescente interesse.
Una dimensione regionale sempre più strutturata
Con il moltiplicarsi delle esperienze nazionali, emerge l’esigenza di costruire una visione regionale coerente. A questo scopo opera la Regional Anticipatory Action Task Force (TFAA), guidata dal CILSS e composta da oltre 30 partner, tra cui WFP, OCHA, IFRC e FAO.
Le attività della Task Force includono: sviluppo di strumenti formativi armonizzati; supporto a gruppi di lavoro nazionali; promozione di progetti congiunti e sinergie operative. L’obiettivo non è la semplice coordinazione, ma la creazione di strumenti regionali capaci di rafforzare le soluzioni nazionali, mantenendo al contempo la specificità dei contesti locali.
Finanziamento e volontà politica: la vera sfida
Uno dei segnali più significativi emersi dal dialogo di Dakar riguarda la crescente volontà politica dei governi della regione. Sempre più Paesi stanno integrando l’azione anticipatoria nei propri piani di emergenza, anche in assenza di finanziamenti garantiti.
Si tratta di un cambiamento di paradigma: l’azione anticipatoria non è più percepita come iniziativa umanitaria isolata, ma come elemento strutturale delle politiche pubbliche. Per sostenere questa evoluzione è necessaria un’architettura finanziaria adeguata, basata su: risorse prevedibili e pluriennali, maggiore integrazione tra fondi umanitari, sviluppo e gestione del rischio e superamento della logica dei progetti isolati.
Tra gli strumenti innovativi discussi, il meccanismo CERP supportato dal GFDRR offre la possibilità di destinare parte dei fondi di progetti in corso a risposte anticipatorie.
Guardando al futuro: dalle esperienze ai sistemi
Il dialogo ha evidenziato una direzione chiara: l’azione anticipatoria funziona quando è pienamente integrata nei sistemi nazionali e quando crea sinergie con strumenti esistenti, come i sistemi di protezione sociale.
In particolare, l’integrazione con: registri sociali, sistemi di trasferimento monetario e politiche di protezione sociale può rendere gli interventi più rapidi ed efficaci, generando benefici reciproci.
Il ruolo della Cooperazione italiana
Attraverso il proprio impegno nella regione, la Cooperazione italiana continua a sostenere un modello di azione anticipatoria basato sul rafforzamento delle capacità istituzionali, la cooperazione regionale e l’integrazione tra interventi umanitari e sviluppo. L’obiettivo è promuovere sistemi scalabili, sostenibili e guidati dai governi, capaci di ridurre in modo concreto l’impatto delle crisi.
Il messaggio emerso dal dialogo di Dakar è inequivocabile:
l’allerta precoce rappresenta solo il primo passo. Quando è collegata a piani condivisi, finanziamenti adeguati e sistemi istituzionali solidi, l’azione anticipatoria diventa uno strumento trasformativo: una protezione concreta per le comunità più vulnerabili, che non possono permettersi di attendere l’arrivo delle crisi.