In Guinea Bissau i progetti di Mani Tese e AIFO operano per l’inclusione agricola, economica e sociale nell’ottica di una riuscita locale

In Guinea Bissau, le OSC AIFO e Mani Tese hanno avviato da pochi mesi le attività dei progetti: “RITORNO ALLA TERRA- processi di inclusione agricola, economica e sociale nel corridoio Gabu e Bafata” (Mani Tese) e “Mais Comunidade, Mais Força: costruire comunità inclusive per rafforzare la resilienza della popolazione vulnerabile a rischio migrazione della Guinea Bissau” (AIFO), entrambi finanziati dal Programma Iniziativa Regionale di Emergenza in Africa Occidentale per rafforzare la resilienza e la protezione dei migranti e dei migranti di ritornoAID 11274, dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

In Guinea Bissau, il 10 marzo scorso si sono tenute le elezioni. In una calma apparente, i differenti partiti hanno animato le città e i villaggi con spettacoli musicali ed eventi pubblici, per attirare sulle proprie sigle l’attenzione dei cittadini.

In questa apparente eccitazione pubblica, gli apparati elettorali sono stati, per l’occasione, tra i datori di lavoro più dinamici del paese, uno dei più poveri dell’Africa occidentale, considerato uno “stato fragile”, dove gli insegnanti sono in sciopero da mesi per reclamare il  pagamento dei loro magri salari (circa 80 euro mensili).

Il resto del paese dipende dalla monocoltura dell’anacardo, tra poche settimane comincerà la raccolta e  la vendita che permetterà di creare lavoro per un arco di tempo di tre mesi.

I raccoglitori sono pagati in “materia prima”: due giorni lavorano per il proprietario degli alberi; il terzo giorno il frutto del lavoro costituisce il proprio guadagno. Un raccoglitore esperto può arrivare a produrre 15 kg di raccolto, scambiato sul mercato dove il prezzo è fatto dal compratore a 400/800 FCFA al kilo, tra i 60 centesimi e 1 Euro e 20. Il lavoro di tre giorni frutta al massimo 12.000 FCFA, circa sei euro al giorno.

In questo conteso AIFO e Mani Tese contribuiscono a rendere concrete delle alternative per migliaia di persone.

Nel villaggio di Tantancosse una quindicina di uomini sta costruendo un pollaio che permetterà di avviare la produzione avicola di cento polli e cinquanta galline ovaiole.

Cinque operatori sono stati già formati dal Centro di Produzione e Promozione dell’Avicoltura Familiare (CEVADES) e sono pronti ad avviare l’allevamento e la commercializzazione di polli e uova.

Poco distante, nello stesso villaggio, trenta donne hanno avviato un orto comunitario che permetterà di produrre diversi prodotti, sia per l’autoconsumo, sia per commercializzazione su piccola scala che impatterà, di conseguenza, sull’economia familiare. Il pozzo che Mani Tese ha fatto costruire nel villaggio permetterà la coltivazione irrigua degli orti.

Piantine di cipolle, pomodori, gombo, melanzane sono state messe a dimora e vengono curate quotidianamente dal gruppo di donne con le regole dell’agro-ecologia. Producono compost, preparano prodotti a base di peperoncino e cospargono gli appezzamenti di cenere, per combattere gli insetti infestanti.

Nel vicino villaggio di Pitche un altro gruppo di donne sviluppa la medesima attività orticola. Qualche mese fa, sulla scia dei brillanti risultati produttivi ottenuti, quindici donne hanno chiesto di entrare a far parte di questa cooperativa spontanea.

Autonomamente, il villaggio ha ampliato l’estensione di terra dedicata agli orti, e il gruppo si è allargato da trenta a quarantacinque produttori (per la precisione, quarantaquattro donne e un uomo).

Il pozzo del villaggio ha una pompa alimentata con pannelli fotovoltaici, rendendo l’irrigazione più semplice. La presidessa del gruppo di donne, M.me Djara Camarà , ha affermato orgogliosa che lo scorso anno le donne hanno potuto integrare e variare la dieta familiare e vendere i surplus con un guadagno medio di 100.000 FCFA ciascuna, cento cinquanta euro circa.

In questo modo, i beneficiari dell’azione di Mani Tese dimostrano che è possibile creare condizioni di vita accettabili, nei propri territori, lanciando un messaggio forte ai tanti giovani attratti da un’esperienza migratoria densa di rischi e marginalità.

Nella città di Gabu, AIFO opera quotidianamente per i diritti delle persone con disabilità. A fianco della Federazione delle Associazioni in Difesa e Promozione dei Diritti delle Persone con Disabilità  (FADPD GB) lavora per una reale inclusione nella vita socio-economica di queste persone.

Nel corso del progetto, ventisei attivisti del Sistema di Allerta Comunitaria (SAC) hanno collaborato con AIFO, identificando i migranti di ritorno nei settori di Gabu, Sonaco e Boé ed elaborando una mappatura generale delle principali attività economiche.

Altri quarantasette volontari, appartenenti alle venti OSC del SAC di Gabu, hanno finalizzato una formazione, realizzata in partenariato con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). La stessa formazione sarà offerta anche agli attivisti di Boé.

Il training su migrazione e diritti umani ha permesso di formare i partecipanti sul fenomeno migratorio e sui rischi legati alla migrazione irregolare. Nei prossimi mesi questi giovani, attraverso attività nelle scuole, animazioni teatrali, eventi sportivi, sensibilizzeranno le comunità su queste tematiche e sui percorsi di reinserimento di migranti di ritorno individuati.

Parallelamente AIFO comincerà a stimolare la piccola imprenditoria sociale, premiando chi proporrà la creazione di attività generatrici di reddito capaci di produrre benefici alla comunità.

 

A cura di Teodoro Aniceto
Responsabile Emergenza e Migrazione

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