Il Centro di Salute Globale e l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS): un partenariato sempre più stretto a vantaggio del sistema sanitario senegalese

Due settimane di intenso lavoro hanno caratterizzato la missione in Senegal della delegazione del Centro di Salute Globale (CSG) della Regione Toscana svoltasi nell’ambito del Programma d’Appoggio allo Sviluppo Economico e Sociale del Senegal (PADESS). Una missione che ha permesso di gettare le basi per nuove progettualità volte a rafforzare il sistema sanitario senegalese, in partenariato con la sede AICS di Dakar.

Un partenariato che appare sempre più solido, come è risultato nel corso dell’atelier di restituzione dei risultati della ricerca: “Enquête épidémiologique et analyse qualitative des besoins en Santé Maternelle et Infantile dans les régions de Dakar, Kaolack et Sedhiou” realizzata dal CSG in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze e con il supporto del PADESS. All'atelier, tenutosi a Dakar il 10 luglio 2019, hanno presenziato l'Ambasciatore d'Italia a Dakar, Francesco Paolo Venier, la Titolare della sede AICS di Dakar, Alessandra Piermattei, la Direttrice del CSG, la dott.ssa Maria José Caldés e diversi rappresentanti delle autorità e delle organizzazioni locali ed internazionali, tra cui il Ministero della Donna, della Famiglia e del Genere; Il Ministero della Salute e dell’Azione Sociale; il Ministero delle Finanze, UNFPA e i rappresentanti dei servizi sanitari regionali e delle strutture sanitarie coinvolte nella ricerca.

Grande soddisfazione è stata espressa per il lavoro svolto nell’ambito della ricerca che - utilizzando strumenti quantitativi e qualitativi - ha permesso di identificare e analizzare i bisogni di salute in ambito materno-infantile nelle regioni di Dakar, Kaolack e Sedhiou.

Attraverso momenti di ascolto e di coinvolgimento delle popolazioni interessate, si è ottenuto un quadro definito del fabbisogno di salute delle donne delle comunità coinvolte e sono state identificate le necessità infrastrutturali, di equipaggiamento e di formazione del personale socio-sanitario nelle tre aree oggetto della ricerca. Il valore aggiunto è stato anche quello di consentire un proficuo scambio di modelli e di tecniche diverse tra esperti italiani e senegalesi coinvolti nella ricerca rivelatosi un prezioso arricchimento di competenze.

Lo stesso spirito di collaborazione è stato anche alla base della realizzazione di una nuova maternità presso il Poste de Santé di Kaffrine 2, una struttura interamente finanziata dalla Regione Toscana, la cui cerimonia di inaugurazione si è tenuta il 15 luglio 2019. La nuova maternità, frutto di un’intensa collaborazione tra tecnici senegalesi e toscani, permetterà a circa 250 donne di usufruire ogni anno di un servizio di salute materno-infantile di qualità, con spazi ampi, puliti, areati e ben organizzati.

È stata infine realizzata una missione esplorativa nella regione di Sedhiou, che ha previsto incontri preparatori per le iniziative future nel campo della salute sessuale riproduttiva e l’empowerment femminile.

Durante la missione sono state organizzate consultazioni gratuite a Kandioun Mangana, uno dei villaggi oggetto di intervento del PADESS, in cui oltre 800 persone hanno beneficiato di visite mediche gratuite, alimenti, vestiti, farmaci e giocattoli. La numerosa partecipazione è testimone dei molteplici bisogni di salute, che risultano essere fondamentalmente legati ai contesti di povertà e marginalizzazione.

In questo ambito, l’approccio della Cooperazione Toscana - caratterizzato da un’attenzione particolare ai determinanti socio-culturali della salute ed in grado di promuovere risposte unitarie a bisogni complessi – risulta essere particolarmente adeguato.

 

A cura di: Nicole Mascia

Centro di Salute Globale, Regione Toscana

La filiera latte dal punto di vista delle donne: il caso della Mauritania

La Mauritania è un vasto paese saharo-saheliano la cui attività economica prevalente è tuttora l’allevamento (bovini, ovi-caprini e camelidi), contando attualmente su circa 20 milioni di capi per una popolazione di poco più di 3,5 milioni di abitanti. Tuttavia, l'impatto del settore zootecnico sull'economia del paese rimane al di sotto del suo potenziale sebbene contribuisca in modo significativo alla creazione di ricchezza del paese con il 12% del prodotto interno lordo (PIL). L’allevamento praticato è principalmente di tipo estensivo, anche se negli ultimi anni altre forme di allevamento stanno lentamente affermandosi, quali l'allevamento sedentario e quello periurbano dove spesso le donne svolgono un ruolo importante.

Le filiere principali collegate all’allevamento sono la carne rossa e il latte, la cui crescita media annua è stimata dalla FAO, al 2,1% per la carne rossa e all'1,4% per il latte.

Paradossalmente, la produzione locale di latte copre solo circa il 30% del fabbisogno del paese. La produzione è bassa a causa della bassa produttività degli 1,6 milioni di bovini, 16 milioni di ovi-caprini e 1,4 milioni di camelidi e dello scarso sviluppo dei canali di raccolta e commercializzazione del latte. La conseguenza è che le importazioni di latte risultano molto costose per il paese visto che vengono regolate in valuta estera. Si stima che le importazioni di latte costino al paese circa 150 milioni di euro l'anno.

Sebbene le autorità abbiano realizzato un'importante unità industriale di produzione e confezionamento di latte a Nema (1100 chilometri a est di Nouakchott), rimane la difficoltà della sua raccolta nelle zone più difficilmente accessibili e della conseguente consegna alla centrale del latte in tempi brevi, diminuendo di fatto la possibile valorizzazione della filiera.

Il progetto PAPACEM (Projet d’Amélioration de la Production Agricole dans le Centre-Est Mauritanien), realizzato dal CSA (Commisariat à la Sécurité Alimentaire) su finanziamento della Cooperazione italiana, ha contribuito alla modernizzazione del settore agropastorale della Mauritania in generale e in particolare delle Regioni Hodh el Chargui, Hodh el Gharbi, Assaba et Tagant attraverso una migliore strutturazione dei sistemi produttivi agropastorali in modo inclusivo e sostenibile. La strategia di sviluppo agropastorale prevista aveva come obiettivo di garantire un’equa ripartizione del valore aggiunto, la partecipazione femminile, la sostenibilità ambientale con conseguenti ricadute positive sulla sicurezza nutrizionale dei produttori e delle loro famiglie.

L’analisi della filiera latte ha dimostrato delle forti potenzialità soprattutto a livello locale, di conseguenza, fra le numerose attività condotte, il progetto ha intrapreso un percorso di valorizzazione della filiera del latte attraverso il sostegno a gruppi di donne per la realizzazione di mini latterie, con l’obiettivo di aumentare il valore aggiunto e contribuire alla promozione dell’autoconsumo di latte di produzione locale e, più in generale, nazionale.

In tale ottica sono state realizzate quattro mini latterie pilota, una per ciascuna regione d’intervento del PAPACEM, attrezzate con pastorizzatore, refrigeratori e semplici sistemi di confezionamento del prodotto finito in confezioni di plastica serigrafate. L’energia elettrica di tutte le unità realizzate è fornita da un sistema solare. Le mini latterie, gestite da gruppi di 20 donne formate dal progetto, sono dimensionate per trattare fino a 200 litri di latte al giorno ed il latte è conferito dagli allevatori dello stesso villaggio d’intervento. Fra le misure di accompagnamento dell’azione si ricorda in particolare la creazione di appezzamenti sperimentali di coltivazione di foraggio (circa 1 ha a sito) per testare nuove colture foraggere con lo scopo di migliorare la produttività degli animali. Anche gli allevatori dei villaggi interessati sono stati coinvolti nell’iniziativa attraverso numerose riunioni per la scelta dei siti per la coltivazione di foraggio e sono stati informati sull’importanza dell’alimentazione animale in relazione alla produzione del latte.

Tale azione ha permesso di aumentare il reddito delle famiglie delle donne coinvolte ed una maggiore valorizzazione del latte a livello locale, il che ha determinato in generale un miglioramento delle condizioni di vita nei villaggi interessati. L’azione, visto il successo ottenuto, sarà diffusa in altri villaggi delle quattro regioni d’intervento con la seconda fase del PAPCEM attualmente in via di approvazione.

 

A cura di: Sergio Catastini

Coordinatore PAPACEM

Promozione e protezione dei diritti dei minori: progressi e sfide future

Il 23 maggio è stato organizzato a Dakar - presso i locali dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani - l’evento di chiusura del Progetto di lotta alla mendicità e ai maltrattamenti sui minori in Senegal, finanziato dalla Cooperazione italiana per un ammontare di 474.200 Euro.

Alla cerimonia erano presenti gli attori di rilievo nell’ambito della protezione e promozione dei diritti umani, tra i quali i rappresentanti del Ministero della Donna, della Famiglia, del Genere e della Protezione dell’infanzia, del Ministero della Giustizia, della Comunità economica degli Stati dell'Africa Occidentale, dell’Assemblea Nazionale e della società civile.

La cerimonia è stata un’occasione di condivisione dei risultati del progetto e delle testimonianze dei beneficiari.

L’Italia ha sostenuto gli sforzi intrapresi negli ultimi anni dal governo senegalese in relazione alla tematica permettendo – attraverso interventi strutturati – di valorizzare e capitalizzare le esperienze precedenti per migliorare l’impatto nel processo di sradicamento della mendicità.

Durante gli anni d’attuazione del progetto sono stati compiuti vari progressi nel processo di lotta contro i maltrattamenti e l'abuso di minori in Senegal attraverso, in particolare, il sostegno all’elaborazione del Codice dell’Infanzia, il rafforzamento del quadro giuridico al fine di integrare le raccomandazioni degli strumenti internazionali sui diritti dell’uomo delle Nazioni Unite relative alla promozione e alla protezione dei diritti dell’infanzia, il miglioramento delle condizioni di vita dei bambini nelle strutture di protezione, il rafforzamento delle capacità delle risorse umane e degli stakeholderche lavorano nel settore della protezione e della promozione dei diritti dell’infanzia e l’organizzazione di campagne di sensibilizzazione ed advocacya livello locale e nazionale.

Seppure sul piano teorico esistano strumenti adeguati alla lotta contro la mendicità forzata e i maltrattamenti sui minori, sul piano pratico, nonostante i progressi, rimangono tuttavia delle criticità.

Pertanto, al fine di diffondere l'esempio del Senegal e incoraggiare i risultati ottenuti con tale progetto, la Cooperazione italiana ha rinnovato la collaborazione con il Governo Senegalese e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani per replicare la strategia a livello regionale.

Questo nuovo impegno della Cooperazione italiana nella tutela dei diritti dei minori e nella lotta contro tutte le forme di abuso, in corso fino al 2020 e con un finanziamento di 3.5 milioni di euro, mira a stabilire un dialogo costruttivo con i governi dell'Africa occidentale sviluppando un approccio multidisciplinare e multisettoriale che combina azioni a livello normativo, giuridico, educativo e politico e comprende gli attori impegnati nella tutela dei diritti dell’infanzia per garantire che i progressi già compiuti nella promozione e nella protezione dei diritti dei bambini, in particolare dei più vulnerabili, siano apprezzati e promossi su larga scala.

 

A cura di: Giada Cicognola
UNDESA Fellow

Agro-ecologia e micro imprese rurali: lo sviluppo del Senegal passa dalla sua terra

Una nuova missione di monitoraggio ha portato a giugno un’equipe AICS ad incontrare coordinatori e beneficiari di due progetti co-finanziati dalla Cooperazione italiana e implementati da OSC, sempre italiane, nelle regioni del Nord e Centro del Senegal.

Si parte da Nguith, villaggio del dipartimento di Linguère, dove si svolge il progetto di ARCS SOUFF – SOstegno e cosvilUppo per il raFForzamento della comunità di Linguère”. In Wolof, una delle lingue più parlate in Senegal, Souff significa ‘terra’ e l’obiettivo del progetto è quello di incrementare le opportunità di reddito attraverso lo sviluppo di un agro-sistema che, grazie al coinvolgimento dell’imprenditoria locale e di ritorno con i membri della diaspora Senegalese in Italia, integri la protezione dell’ambiente e la lotta alla desertificazione. È proprio questa la sfida principale del territorio che visitiamo: un clima ostile, una terra arida e difficile, un equilibrio precario che ha spinto tanti giovani a partire, prima per la capitale senegalese e poi, chi riesce, per l’Europa. Le toccanti parole del capo religioso del villaggio, che incontriamo il primo giorno, ci ricordano che qui a Nguith rimangono solo donne, anziani e bambini e mille sono i pericoli per i giovani che vogliono emigrare. Dietro si lasciano la terra, e allora la speranza è che lo sviluppo passi per l’agricoltura. Con l’arrivo di un nuovo pozzo nei prossimi mesi potrà così concretizzarsi l’idea di una fattoria agricola di 45 ettari, che integri coltivazioni, allevamento e uso di energie rinnovabili in un agro-sistema innovativo.

La comunità viene coinvolta con sessioni di formazione e informazione sul progetto e i suoi benefici: assistiamo ad una serata di sensibilizzazione e incontriamo autorità locali, il team di gestione del progetto e tanti beneficiari, tra cui alcuni giovani ritornati da Dakar e dalla Mauritania con la speranza di poter costruire una vita degna nel villaggio di origine grazie alle iniziative del progetto. I macchinari ci sono, le tecniche agricole impiegate nel Sahel sono state apprese, i capi di bestiame sono stati acquistati. Con l’arrivo del pozzo partiranno i restanti lavori e alle redini passerà la comunità locale, già piena di speranze per la nuova fattoria.

La missione prosegue poi nelle zone di intervento del progetto PAISIM - Programma di appoggio all’impresa sociale e all’iniziativa migrante nelle regioni di Saint Louis, Louga e Thiés in Senegal, realizzato da CISV in partenariato con le ONG RE.TE e IPSIA. Qui lo scopo è il sostegno dell’economia rurale per ridurre la povertà e le cause profonde della migrazione irregolare, grazie alla creazione di 210 micro imprese rurali (MIR) e 10 imprese di ‘iniziativa migrante’, cioè animate da cittadini senegalesi residenti in Italia che hanno un progetto di investimento economico e sociale nel proprio Paese di origine. Il progetto vuole supportare la creazione e l’accompagnamento di queste imprese, nonché il loro accesso al credito, per assicurare una riuscita delle idee imprenditoriali proposte dagli abitanti delle regioni toccate dall’iniziativa.

Per la delegazione AICS è questa un’opportunità per capire come funzionerà la società di consulenza per il supporto delle MIR (specificare), nata grazie al progetto precursore dell’attuale PAISIM, e per approfondire il concetto di impresa sociale nel contesto senegalese. È poi arrivato il momento di incontrare alcuni tra i rappresentanti di queste iniziative, che hanno illustrato una panoramica sui vari stadi di avanzamento e di potenziale: dalla piccola impresa familiare che ha ora tre capi di bestiame all’azienda agricola specializzata in produzioni orticole; dal gruppo di donne che si è specializzato nella trasformazione dei cereali e nella fabbricazione di succhi locali a quello impegnato nel catering per imprese locali e nelle formazioni per i gruppi più vulnerabili del quartiere. L’ultimo scambio è stato con un’impresa di iniziativa migrante specializzata nell’allevamento di suini, che grazie al progetto costruirà su delle attività già portate avanti a livello familiare per espandersi in un’ottica più industriale ed inserirsi nel mercato della produzione e trasformazione della carne suina, settore non ancora sviluppato nel Paese. Idee e volontà trovano un appoggio concreto grazie a questo progetto che fino al maggio 2020 accompagnerà i beneficiari per assicurare una sostenibilità alle loro imprese anche dopo la fine dell’iniziativa.

 

A cura di: Giada Cicognola
UNDESA Fellow

Grazie al PAEF Plus il risultato è l’autonomia. Le madri delle AME diventano le principali portavoce sul ruolo fondamentale dell’istruzione di bambine e ragazze.

È risaputo che garantire l’istruzione femminile rappresenta un fattore strategico per lo sviluppo. La Cooperazione italiana è impegnata in questo settore considerandolo nella sua complessità fin dalla realizzazione del Progetto d’Appoggio all’Educazione Femminile e all’Empowerment delle donne per uno sviluppo locale inclusivo PAEF nel 2009 e continuando l’impegno preso con il progetto PAEF plus, orientato alla promozione dell’istruzione secondaria delle ragazze. Il progetto contribuisce alla promozione dell’uguaglianza di genere attraverso l’eliminazione delle disparità d’accesso all’educazione primaria e secondaria, sostenendo l’attuazione della “politica di genere” del “Programma di miglioramento della qualità, dell’uguaglianza e della trasparenza – PAQUET” elaborato dal governo del Senegal per il settore dell’istruzione e della formazione 2013-2025.

Fra i risultati operativi del PAEF, si possono citare: la creazione di cellule genere per ognuna delle scuole partner del progetto; l’attivazione di corsi di recupero in matematica e francese per le bambine più bisognose; la realizzazione di formazioni a favore degli insegnanti delle scuole partner del progetto su educazione e approccio di genere, salute riproduttiva, violenza di genere; l’acquisto di materiale scolastico e uniformi per bambini e bambine; la revisione dei manuali scolastici allo scopo di eliminare gli stereotipi di genere; le attività di empowerment economico delle donne a livello locale.

Un aspetto importante è stato il sostegno all’empowerment economico delle donne che appartengono alle associazioni delle madri delle allieve delle scuole implicate (AME). Questo ha permesso, oltre che un maggiore coinvolgimento delle famiglie e delle comunità nell’istruzione delle bambine, anche un ampliamento degli spazi di libertà per le donne, che si sono sentite economicamente più forti.

Abbiamo incontrato Hane Sokhna Astou Seck Diouf, Direttrice della scuola Colobane Lansar di Guédiawaye, periferia di Dakar, una delle prime scuole che ha beneficiato del progetto eRamata Mbénar, Presidente dell’AME della medesima scuola.

Direttrice, la scuola Colobane Lansar fa parte delle prime scuole che il PAEF ha sostenuto. Può raccontarci cos’è cambiato?

Effettivamente noi siamo tra le prime scuole che il progetto PAEF ha finanziato. Anzi, vi dirò di più, è da noi che è stato lanciato il progetto. Parliamo del novembre 2010. La scuola all’epoca era in uno stato di degrado palese. Ci troviamo in un quartiere periferico, povero, difficile e spesso oggetto di inondazioni. Grazie al PAEF la scuola è stata ristrutturata e abbiamo avuto delle uniformi. Fare in modo che i bambini avessero un’uniforme ci ha aiutato a creare uguaglianza. Prima dell’arrivo del progetto, prendevo le vecchie tenute scolastiche dei miei figli per darle agli studenti che non avevano la possibilità di pagarsene una, questo per fare capire quanto la situazione fosse difficile.

Molti genitori oggi vogliono iscrivere i loro figli nella nostra scuola, non solo perché i risultati scolastici sono buoni ma anche perché qui i bambini possono avere una tenuta che li rende uguali.

Il PAEF ha contribuito non solo attraverso la distribuzione di tenute e materiale scolastico ma anche fornendo corsi di recupero che hanno portato da una percentuale di riuscita del 33% al 98%. Un risultato che parla da solo.

Un altro aspetto importante è stato il finanziamento all’associazione delle madri delle allieve, che, grazie a questo sostegno hanno potuto investire in attività generatrici di reddito, come la lavorazione e la trasformazione di cereali o la produzione di saponi che ha permesso loro di avere un reddito giornaliero fisso, risolvendo non pochi problemi alle spesso precarie situazioni familiari.

Di cosa avreste bisogno, oggi, signora Diouf, per migliorare la situazione attuale?

 

Il nostro prossimo obiettivo è poter costruire un altro piano e poter creare spazi per nuove classi e poter accogliere così più studenti, visto che la domanda è molto alta, soprattutto dopo che siamo diventati una delle scuole con il tasso di riuscita più alto.

Signora Mbénar, Con che spirito è nata l’Associazione delle Madri delle Alunne (AME)?

La Direttrice, quando arrivò in questa scuola, convocò le madri, chiedendo loro un lavoro volontario per il miglioramento delle condizioni generali della scuola. Da quel momento ci siamo organizzate in associazione, occupandoci della pulizia, della mensa, del controllo delle assenze ingiustificate per le quali, ognuna di noi, a turno, si incarica di andare a casa degli alunni che si assentano per capirne le motivazioni e cercare di risolverle, permettendo a questi ultimi di tornare a scuola. Inoltre, facciamo sensibilizzazione nelle famiglie affinché capiscano l’importanza di seguire il percorso scolastico e il rendimento dei loro figli. Questo ha permesso di avere un impatto positivo sui risultati scolastici dei bambini. Quando il PAEF è arrivato c’era dunque già un’associazione che si auto finanziava grazie a piccoli contributi dei singoli. Il programma, grazie ad un finanziamento ad hoc ci ha permesso di intraprendere differenti attività generatrici di reddito che ci hanno permesso di essere autonome. Vendiamo cereali e prodotti di vario tipo, ogni giorno possiamo guadagnare qualcosa che ci permette di reinvestire nelle nostre attività. Molte madri riescono anche a pagare un maestro di sostegno ai loro figli, garantendogli risultati scolastici migliori. Tutto questo grazie al lavoro fatto nel tempo dal PAEF che ci ha permesso di capire non solo l’importanza dell’autonomia ma anche dell’istruzione dei nostri figli e, soprattutto, delle nostre figlie.

Com’è stata la vostra esperienza da madre, signora Mbénar? Quali sono le difficoltà che incontrate quotidianamente?

Sicuramente il costo che la scolarizzazione implica, l’iscrizione, la tenuta, il materiale scolastico e molti di noi non hanno un guadagno sufficiente per poter far fronte a queste spese. Per questo molti genitori preferiscono tenere a casa le loro figlie nell’attesa che si sposino. Con l’arrivo di programmi che insistono sulla scolarizzazione dei bambini e, specialmente, delle bambine, molti genitori si sono resi conto dell’importanza di far studiare i propri figli. Il PAEF ha risolto alcuni problemi di base, come alleggerire i costi grazie alla fornitura di materiale scolastico, il finanziamento di borse di studio e corsi di recupero e questo ha aiutato parecchio a far cambiare i punti di vista di molti genitori che oggi sono i primi a volere che i figli continuino a studiare. Le madri non vogliono che le figlie abbiano il nostro stesso destino, vogliono una vita migliore per loro, fatta di possibilità, istruzione e autonomia. I risultati della scuola parlano da sé, ogni anno i primi 5 migliori risultati appartengono a delle bambine. Io mi sono sposata a 14 anni e ho avuto 9 figli. Non ho potuto studiare. Mi batto ogni giorno attraverso l’associazione affinché i miei figli possano continuare nello studio e riuscire.

Cosa spera per i suoi figli?

Quello che spero è che possano avere un buon lavoro che possa permettere loro di avere un reddito sufficiente per vivere dignitosamente e aiutarmi.

A cura di: Chiara Barison
Responsabile Comunicazione

A Thiès le donne raccontano la loro lotta alla violenza di genere

In Senegal molti sono stati i progressi in termini di uguaglianza di genere, eppure permangono altrettante sfide. Il PASNEEG, Progetto a Sostegno della Strategia Nazionale Senegalese per l’Uguaglianza di Genere, finanziato dalla Cooperazione italiana, ha supportato dal 2015 le istituzioni e la società civile senegalese nella ricerca di soluzioni efficaci e sostenibili per le donne di questo paese.

A poche settimane dalla fine del progetto una missione di monitoraggio della sede di Dakar dell’Agenzia Italiana per Ia Cooperazione allo Sviluppo (AICS) , si è recata a Thiès, una delle 5 regioni di svolgimento dell’iniziativa insieme a Kaolack, Kolda e Sedhiou, e Dakar per parlare con partner e beneficiari, osservare i risultati e comprendere le problematiche ancora presenti.

La prima tappa è la Boutique de Droit, uno spazio di accoglienza, orientamento e accompagnamento delle donne e ragazze nella difesa e affermazione dei loro diritti. L’Associazione delle Giuriste Senegalesi (AJS), grazie al supporto del PASNEEG ha potuto mettere a disposizione delle esperte per offrire servizi giuridici gratuiti e opportunità di mediazione su varie tematiche, in particolare divorzi e violenze domestiche. Qui incontriamo la giurista coordinatrice della Boutique e una commissaria di polizia che ha ricevuto una formazione sulla gestione dei casi di violenza di genere. Lo sportello di Thiès, la seconda città più popolata del Senegal, si trova all’interno del CEDAF, il Centro dipartimentale di assistenza e formazione, e proprio questa città è stata scelta per avviare una fase pilota di accompagnamento economico per donne vittime di violenza. Possiamo così verificare la creazione di un pollaio, di spazi per l’orticultura e di una mini pasticceria finanziati grazie al progetto e gestiti ora da donne e ragazze della comunità.

È il momento poi degli scambi con alcune delle beneficiarie dei servizi della Boutique de Droit, e successivamente di corsi per l’avvio di attività generatrici di reddito. L’altra faccia della medaglia, quella fatta di sofferenze e di diritti negati, ma anche di coraggio e voglia di riscatto, di giustizia. Una ragazza che, dopo aver denunciato una violenza domestica, ha seguito una formazione in riparazione di telefoni e che incontriamo nel piccolo negozio affollato di clienti che condivide con un collega. Una donna che, dopo una terribile esperienza di sequestro da parte del marito, ora si occupa orgogliosamente del suo pollaio, grazie al quale ha ottenuto una indipendenza economica. Infine, una giovane madre che ha coraggiosamente denunciato l'ex marito, autore, a sua insaputa, di violenze sessuali sulla figlia, minorenne. Oggi, con il supporto del progetto e l’acquisto di un frigorifero, vende succhi di frutta per rialzarsi dopo questa ferita. L'ex marito è in carcere in attesa di giudizio. Rischia fino a dieci anni di carcere.

Tre donne tra le oltre 1700 che si sono rivolte allo sportello di Thiès dalla sua apertura nel gennaio 2017 che hanno potuto ottenere un accompagnamento qualificato per problematiche troppo spesso taciute e normalizzate. Le sfide rimangono, inclusa quella di ampliare i servizi delle Boutiquese di assicurarne una completa sostenibilità nei prossimi anni, ma il cammino delle donne senegalesi verso l’uguaglianza è cominciato, e la loro tenacia mostra che non si arrenderanno facilmente.

 

A cura di: Giada Cicognola
UNDESA Fellow

 

Da Kaolack a Ziguinchor, storie di impegno della società civile italiana

Incontri, riflessioni e proposte per il futuro sono stati al centro della missione di monitoraggio delle iniziative della società civile che si è svolta tra l’11 ed il 18 aprile 2019 nel Senegal centrale e meridionale. Tante le tematiche toccate dai quattro progetti co-finanziati dall’AICS oggetto della visita: creazione di impiego, formazione per i giovani, disabilità, sanità. Lo sviluppo locale ed il rafforzamento delle comunità come filo conduttore di queste iniziative implementate da OSC ed enti territoriali italiani.

La prima tappa ci porta a Kaolack, nel Centro Dipartimentale per l’Educazione Popolare e Sportiva, che è stato scelto come sede dello sportello informativo per le persone portatrici di disabilità – una delle realizzazioni previste dal progetto ‘Doolel: Migrazioni e Co-Sviluppo coltivando social business in Senegal’, co-finanziato dal Comune di Rimini. Lo sportello è stato inaugurato solo pochi giorni fa, ma Abdoulaye Cisse, l’operatore addetto alla sua gestione, ha le idee chiare: vuole renderlo un luogo di scambio di informazioni, coaching e supporto tra persone con disabilità, aiutandole ad entrare in contatto con i servizi del territorio. Tra i suoi compiti anche quello di scoprire le realtà associative dei portatori di disabilità di Kaolack e renderli protagonisti della propria integrazione nel tessuto sociale e produttivo della città.

La regione di Kaolack, assieme a quella di Tambacounda, è anche teatro del progetto triennale ‘Vivre et réussir chez moi: Sviluppo locale e territorializzazione delle politiche migratorie in Senegal’, co-finanziato dalle OSC Italiane VIS e COOPI. Le visite sono state l’occasione per riflettere sulle difficoltà di implementazione e sulle strategie messe in atto per adattare il progetto ad un contesto nuovo ed in costante evoluzione, assicurando quindi una rilevanza delle attività previste rispetto ai cambiamenti riscontrati. Per l’equipe della missione questa è una giornata carica di incontri istituzionali perché il progetto si prefigge, tra i suoi obiettivi, di rafforzare le capacità degli attori coinvolti nella gestione della migrazione e dello sviluppo e di appoggiare il loro coordinamento. Per tutti, una certezza: la grande sfida per il Senegal oggi è offrire un lavoro dignitoso ai suoi giovani. L’iniziativa di VIS e COOPI guarda quindi ad un approccio integrato tra autorità rafforzate, giovani formati e membri della diaspora incentivati ad investire in idee imprenditoriali nel loro paese di origine.

A Tambacounda cominciano anche gli scambi con altri beneficiari del progetto. Strutture per la formazione professionale, come il Centro Don Bosco, dove il progetto supporterà corsi in elettricità, meccanica auto e gestione dei macchinari agricoli. Studenti dei primi corsi attivati, come Fatou, unica ragazza del corso di meccanica auto, ispirata a lanciarsi nel mestiere dopo aver visto l’intervista in TV di una donna meccanico, o Jean Gabriel, che studia elettricità e ha pensato una volta a lasciare il Senegal, ma poi si è reso conto che grazie alla sua formazione sarebbe potuto rimanere e costruire un futuro. Temi che vengono toccati anche nella sensibilizzazione di quartiere che, poco prima della preghiera del tramonto, viene animata dagli operatori VIS e COOPI. Un momento di scambio aperto e franco sui pericoli della migrazione irregolare e le possibilità di formazione e riuscita in loco.

Un ultimo passaggio prima di lasciarsi alle spalle Tambacounda è la visita al centro di formazione di Missirah, che il progetto intende riabilitare e rendere funzionante con il lancio, si spera già nel prossimo autunno, di corsi in falegnameria, saldatura e costruzioni per i giovani di tutta la regione. Il centro, ormai inattivo da oltre dieci anni, è in uno dei comuni con il più alto tasso di partenza in termini di migrazione irregolare: la creazione di opportunità formative e lavorative in loco vuole inserirsi proprio in questa dinamica negativa.

A Kolda e Sedhiou, nel sud del Paese, visitiamo il progetto dell’OSC ACRA ‘Ripartire dai giovani: pro-motori dello sviluppo locale e della migrazione consapevole’. Simili gli obiettivi e le problematiche a quelli del progetto di VIS e COOPI: rafforzare le conoscenze della comunità e la consapevolezza dei decisori politici sulle dinamiche relative ai flussi migratori (in questo caso nel corridoio Sedhiou – Kolda – Gabu, in Guinea Bissau) e facilitare la formazione e l’occupazione giovanile, nonché il reinserimento dei migranti di ritorno. Forte anche qui l’impegno delle autorità, ben consapevoli delle debolezze del proprio territorio e convinte del loro ruolo nella gestione della migrazione e nella creazione di opportunità per i giovani. A poco meno di un anno dal lancio del progetto visitiamo i futuri hub per corsi di alfabetizzazione informatica di base che partiranno nelle prossime settimane, appena arrivati i computer. A Kolda, incontriamo i giovani studenti fruitori delle borse trimestrali per un corso di formazione per elettricisti. A Sedhiou, visitiamo due aziende agricole presso le quali altri giovani potranno svolgere tirocini professionalizzanti al termine delle loro formazioni, che partiranno nei prossimi mesi. Qui tanti attori si stanno mobilitando per sensibilizzare i giovani contro le partenze irregolari, incluse le mogli dei migranti, che si sono costituite in associazione poche settimane fa e di cui incontriamo la Presidentessa. Prendono molto seriamente il loro ruolo di dialogo e informazione di altre mogli, madri, donne spesso al centro dei progetti migratori dei proprio mariti e figli.

L’ultima tappa di questa missione è la comunità rurale di Tenghory, nella regione di Ziguinchor. Qui visitiamo il progetto ‘Salute Plus: Acqua, Igiene e Nutrizione nel distretto di Tenghory’, co-finanziato da ACRA ed in chiusura nel mese di luglio dopo 3 anni. Molte già le realizzazioni dell’iniziativa, tra cui un acquedotto e mille allacci familiari e comunitari, la costruzione di 150 latrine familiari e la riabilitazione dei bagni di 4 scuole. Ne visitiamo due: a Diarone vediamo i lavori per la costruzione dei nuovi bagni, a Djikesse incontriamo gli alunni e scopriamo con i professori come molti bambini ora, grazie alle sensibilizzazioni degli scorsi anni, abbiano assimilato e mettano in pratica buone pratiche igieniche di lavaggio mani e consumazione di acqua pulita. Le ‘femmes relais’ ci portano poi con loro per le ultime attività di sensibilizzazione previste. Un incontro con un gruppo di donne è l’occasione per rinfrescare la memoria su cosa fare per assicurarsi la buona pulizia ed igiene nella cura dei familiari e della casa. Infine una visita a domicilio ci mostra come le operatrici si assicurino, tramite un questionario e l’osservazione diretta, che i consigli impartiti negli incontri precedenti siano messi in pratica.

 

A cura di: Giada Cicognola
UNDESA Fellow

In Guinea Bissau i progetti di Mani Tese e AIFO operano per l’inclusione agricola, economica e sociale nell’ottica di una riuscita locale

In Guinea Bissau, le OSC AIFO e Mani Tese hanno avviato da pochi mesi le attività dei progetti: “RITORNO ALLA TERRA- processi di inclusione agricola, economica e sociale nel corridoio Gabu e Bafata” (Mani Tese) e “Mais Comunidade, Mais Força: costruire comunità inclusive per rafforzare la resilienza della popolazione vulnerabile a rischio migrazione della Guinea Bissau” (AIFO), entrambi finanziati dal Programma Iniziativa Regionale di Emergenza in Africa Occidentale per rafforzare la resilienza e la protezione dei migranti e dei migranti di ritornoAID 11274, dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

In Guinea Bissau, il 10 marzo scorso si sono tenute le elezioni. In una calma apparente, i differenti partiti hanno animato le città e i villaggi con spettacoli musicali ed eventi pubblici, per attirare sulle proprie sigle l’attenzione dei cittadini.

In questa apparente eccitazione pubblica, gli apparati elettorali sono stati, per l’occasione, tra i datori di lavoro più dinamici del paese, uno dei più poveri dell’Africa occidentale, considerato uno “stato fragile”, dove gli insegnanti sono in sciopero da mesi per reclamare il  pagamento dei loro magri salari (circa 80 euro mensili).

Il resto del paese dipende dalla monocoltura dell’anacardo, tra poche settimane comincerà la raccolta e  la vendita che permetterà di creare lavoro per un arco di tempo di tre mesi.

I raccoglitori sono pagati in “materia prima”: due giorni lavorano per il proprietario degli alberi; il terzo giorno il frutto del lavoro costituisce il proprio guadagno. Un raccoglitore esperto può arrivare a produrre 15 kg di raccolto, scambiato sul mercato dove il prezzo è fatto dal compratore a 400/800 FCFA al kilo, tra i 60 centesimi e 1 Euro e 20. Il lavoro di tre giorni frutta al massimo 12.000 FCFA, circa sei euro al giorno.

In questo conteso AIFO e Mani Tese contribuiscono a rendere concrete delle alternative per migliaia di persone.

Nel villaggio di Tantancosse una quindicina di uomini sta costruendo un pollaio che permetterà di avviare la produzione avicola di cento polli e cinquanta galline ovaiole.

Cinque operatori sono stati già formati dal Centro di Produzione e Promozione dell’Avicoltura Familiare (CEVADES) e sono pronti ad avviare l’allevamento e la commercializzazione di polli e uova.

Poco distante, nello stesso villaggio, trenta donne hanno avviato un orto comunitario che permetterà di produrre diversi prodotti, sia per l’autoconsumo, sia per commercializzazione su piccola scala che impatterà, di conseguenza, sull’economia familiare. Il pozzo che Mani Tese ha fatto costruire nel villaggio permetterà la coltivazione irrigua degli orti.

Piantine di cipolle, pomodori, gombo, melanzane sono state messe a dimora e vengono curate quotidianamente dal gruppo di donne con le regole dell’agro-ecologia. Producono compost, preparano prodotti a base di peperoncino e cospargono gli appezzamenti di cenere, per combattere gli insetti infestanti.

Nel vicino villaggio di Pitche un altro gruppo di donne sviluppa la medesima attività orticola. Qualche mese fa, sulla scia dei brillanti risultati produttivi ottenuti, quindici donne hanno chiesto di entrare a far parte di questa cooperativa spontanea.

Autonomamente, il villaggio ha ampliato l’estensione di terra dedicata agli orti, e il gruppo si è allargato da trenta a quarantacinque produttori (per la precisione, quarantaquattro donne e un uomo).

Il pozzo del villaggio ha una pompa alimentata con pannelli fotovoltaici, rendendo l’irrigazione più semplice. La presidessa del gruppo di donne, M.me Djara Camarà , ha affermato orgogliosa che lo scorso anno le donne hanno potuto integrare e variare la dieta familiare e vendere i surplus con un guadagno medio di 100.000 FCFA ciascuna, cento cinquanta euro circa.

In questo modo, i beneficiari dell’azione di Mani Tese dimostrano che è possibile creare condizioni di vita accettabili, nei propri territori, lanciando un messaggio forte ai tanti giovani attratti da un’esperienza migratoria densa di rischi e marginalità.

Nella città di Gabu, AIFO opera quotidianamente per i diritti delle persone con disabilità. A fianco della Federazione delle Associazioni in Difesa e Promozione dei Diritti delle Persone con Disabilità  (FADPD GB) lavora per una reale inclusione nella vita socio-economica di queste persone.

Nel corso del progetto, ventisei attivisti del Sistema di Allerta Comunitaria (SAC) hanno collaborato con AIFO, identificando i migranti di ritorno nei settori di Gabu, Sonaco e Boé ed elaborando una mappatura generale delle principali attività economiche.

Altri quarantasette volontari, appartenenti alle venti OSC del SAC di Gabu, hanno finalizzato una formazione, realizzata in partenariato con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). La stessa formazione sarà offerta anche agli attivisti di Boé.

Il training su migrazione e diritti umani ha permesso di formare i partecipanti sul fenomeno migratorio e sui rischi legati alla migrazione irregolare. Nei prossimi mesi questi giovani, attraverso attività nelle scuole, animazioni teatrali, eventi sportivi, sensibilizzeranno le comunità su queste tematiche e sui percorsi di reinserimento di migranti di ritorno individuati.

Parallelamente AIFO comincerà a stimolare la piccola imprenditoria sociale, premiando chi proporrà la creazione di attività generatrici di reddito capaci di produrre benefici alla comunità.

 

A cura di Teodoro Aniceto
Responsabile Emergenza e Migrazione

Nella regione di Mopti, in Mali, l’iniziativa di emergenza a gestione diretta dell’AICS Dakar permette a 26 scuole di rafforzare i servizi delle mense scolastiche

Nell’ambito dell’Iniziativa di emergenza a favore della popolazione vulnerabile maliana colpita dalla crisi, con particolare riferimento ai settori della sicurezza alimentare e la nutrizione” - AID 11006, in collaborazione con il Programma Alimentare Mondiale (PAM), è stata realizzata un’attività relativa al settore della nutrizione, in gestione diretta da parte dell’ufficio AICS di Dakar. L’obiettivo è stato quello di rafforzare i servizi di mense scolastiche di 26 scuole, selezionate su indicazione del PAM, del Cercle di Bandiagara, nella regione di Mopti. Grazie ad un importo di circa 18.000 euro, è stato possibile potenziare l’equipaggiamento degli istituti scolastici selezionati.

Tale azione  è complementare e rafforza il programma multilaterale “Soutien aux cantines scolaires dans les zones vulnérables affectées par conflit et insécurité alimentaire et au Mali”implementato dal PAM grazie ad un finanziamento italiano di 500.000 euro che ha il duplice obbiettivo di contenere il tasso di abbandono scolastico e di contribuire al rafforzamento della sicurezza alimentare nelle aree più vulnerabili del paese, viste le crescenti difficoltà per molte famiglie di garantire una corretta alimentazione ai propri figli.

Il 23 marzo 2019 si è svolta, inoltre, una cerimonia di restituzione dei kit scolastici distribuiti ai rappresentati delle scuole selezionate.

 

A cura di Luca Di Chiara
Assistente tecnico e amm.vo Emergenza e Migrazione

Il fiume Senegal al centro delle sfide per l’acqua, l’energia e la sicurezza alimentare

Le risorse naturali del bacino del fiume Senegal sono alla base di uno sviluppo sostenibile dei paesi che attraversa: Guinea, Mali, Mauritania e Senegal. In un contesto di cambiamento climatico e di crescita economica, il degrado ambientale è una realtà. La sicurezza alimentare, energetica e idrica rimane dunque una sfida. L’OMVS, sostenuta dalla Commissione Europea e dalla Cooperazione italiana, ha incontrato a Dakar i partner del progetto WEFE-Senegal per fare un bilancio di un anno di attuazione del progetto e pianificare i prossimi obiettivi.

Acqua per irrigare i campi, produrre cereali, frutta e verdura e contribuire alla sicurezza alimentare dei paesi e delle comunità locali; acqua per il funzionamento delle turbine, per produrre energia; acqua da bere, per cucinare, lavare e garantire il benessere di tutti; acqua per garantire servizi eco-sistemici a lungo termine.

Le società stanno cambiando, le popolazioni sono in crescita, i bisogni in aumento. Le risorse idriche del bacino del fiume Senegal e degli ecosistemi associati sono fragili e il loro utilizzo deve essere condiviso, integrato e sostenibile. È in questo contesto che si inserisce il progetto WEFE (Water, Energy, Food, Ecosystems) - Senegal: "Sostegno alla gestione delle risorse idriche e al NEXUS acqua-energia-agricoltura nel bacino del fiume Senegal".

"Lo sviluppo regionale richiede una gestione cooperativa, transfrontaliera e sostenibile delle risorse idriche a tutti i livelli. I paesi del bacino del fiume Senegal si trovano di fronte a questa sfida e l'UE li sostiene nella realizzazione di azioni intersettoriali concrete e sostenibili", ha sottolineato Veronica Giradi, responsabile del Programma presso la Direzione Generale per la Cooperazione Internazionale e lo Sviluppo (DEVCO) della Commissione europea.

"Ci sono diverse questioni di degrado ambientale, a loro volta esacerbate dagli effetti dei cambiamenti climatici, così come una forte interdipendenza tra sicurezza idrica, alimentare ed energetica. La consultazione tra paesi e settori è essenziale per garantire il raggiungimento degli obiettivi e il futuro del bacino", ha detto il dott. Mamadou Diaby, Segretario Generale dell'Organizzazione per lo Messa in Valore del fiume Senegal (OMVS).

Il primo anno del progetto ha gettato le basi per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, in particolare rafforzando la raccolta e l'analisi dei dati esistenti sul bacino da parte dell’OMVS e delle istituzioni partner.

 "La creazione di una base di informazioni scientifiche sul bacino del fiume Senegal, sulle risorse idriche, sull'uso e sull'occupazione del territorio, su l’energia e l’ambiente è essenziale per un dialogo informato ed efficace tra le parti nell’ottica di sviluppare progetti di intervento equo", ha dichiarato César Carmona Moreno, responsabile del Programma presso il Centro Comune di Ricerca (CCR) della Commissione europea.

Questo incontro ha permesso di continuare uno sviluppo collaborativo di attività varie, tra cui: la creazione di strumenti decisionali per l'ottimizzazione della gestione multi-obiettivo; il sostegno ad un programma di analisi e monitoraggio sulla qualità delle acque; l'attuazione di progetti di ricerca per alimentare l'osservatorio ambientale del bacino; la preparazione e il sostegno di progetti di sviluppo locale in tre siti prioritari (il massiccio del Fouta Djalon, l’alto bacino del Mali e il delta del fiume); il sostegno al dialogo Nexus per lo sviluppo di progetti di intervento intersettoriale.

Questo incontro annuale offre l'opportunità di condividere lo stato di attuazione del progetto al fine di pianificare le attività future nell’ottica di un approccio comune. Questo approccio partecipativo promuove la consultazione tra gli stakeholder implicati nella gestione del bacino e i ricercatori dei paesi coinvolti, con il sostegno delle organizzazioni internazionali, con l’obiettivo di rafforzare la diffusione delle conoscenze e i processi decisionali per uno sviluppo inclusivo” ha dichiarato Alessandra Piermattei, Titolare della sede AICS di Dakar.

Il progetto WEFE-Senegal mira a rafforzare le capacità scientifiche e tecniche a beneficio di OMVS e dei suoi partner per una migliore gestione delle risorse idriche del bacino del fiume Senegal in un contesto di adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici. Il progetto è attuato nell'ambito del partenariato tra l'Organizzazione per lo sviluppo del fiume Senegal (OMVS), il Centro comune di ricerca (CCR) della Commissione europea e l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), con il sostegno finanziario della Direzione generale della Commissione europea per la Cooperazione internazionale e lo Sviluppo (DEVCO) e il supporto tecnico di un comitato consultivo. Iniziato nel 2017, si concluderà nel 2021, mobilitando un finanziamento di 6,1 milioni di Euro, pari a circa 4 miliardi di Franchi CFA.

 

A cura di Marco Manzelli
Coordinatore PRONAS