Khaira Thiam

Dialoghi di attivismo con Khaira Thiam, psicologa clinica senegalese, specialista in patologia psichiatrica e criminologia clinica, attivista femminista.

Dopo aver completato i suoi studi e una parte della sua carriera professionale in Francia, da 5 anni è tornata in Senegal dove ha il suo studio di psicoterapeuta e dove lotta quotidianamente per i diritti delle donne.

Come psicoterapeuta, la Dott.ssa Thiam lavora molto sulle conseguenze della violenza psicologica, un tipo di violenza che è difficile da individuare, soprattutto nelle sue fasi iniziali, ma che è riconoscibile a seguito dei danni che produce, siano essi psicologici, fisici o emotivi.

In Senegal, tra agosto e dicembre 2020, nelle quattro Boutiques des droits di Dakar, Thiès, Kaolack e Kolda sostenute dal progetto PASNEEG II, grazie all'Associazione delle giuriste senegalesi (AJS) sono state effettuate 3.253 consulenze legali, di cui 156 per casi di violenza psicologica. In collaborazione con l’AJS e con il sostegno dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, le Boutiques des droits sono state create per promuovere e proteggere i diritti della popolazione più vulnerabile fornendogratuitamente supporto legale e giudiziario e assistenza psicosociale.

Nonostante sia complesso dare una definizione specifica e assoluta della violenza psicologica, in quanto è una violenza che dipende anche dal soggetto che la subisce, la Dott.ssa Thiam precisa che questa forma di violenza si ritrova sistematicamente nelle situazioni di abuso, che sia da parte dei genitori, in un rapporto di coppia, sul lavoro, tra amici, per strada, ecc. ....

Secondo Thiam, un esempio pratico e molto comune di violenza psicologica in Senegal è rappresentato dal carico mentale che le donne devono sopportare quando decidono cosa indossare in pubblico. Il modo in cui si vestono può farle sentire a disagio per la strada a causa di molestie, catcalling e rischio di aggressioni.  Per questo motivo, ogni donna ha un approccio diverso che influenzerà il suo comportamento: c'è ad esempio chi preferisce indossare il velo per sentirsi più protetta (senza avere una vera motivazione religiosa), chi usa i vestiti come segno di protesta e chi preferisce non uscire ed evitare gli spazi pubblici.

In questo senso, la società senegalese non comprende appieno le ripercussioni che subiscono le donne vittime della violenza e del patriarcato.  “Siamo in una società che permette agli uomini, tramite il loro sguardo, di classificare le donne: è una donna facile, è una brava ragazza. Sono gli uomini che lo dicono, non le donne che si autodeterminano”, spiega Thiam, aggiungendo che “questa violenza psicologica segue lo stesso meccanismo della colonizzazione: gli uomini colonizzano lo spazio pubblico, occupano lo spazio psicologico delle donne e, di conseguenza, la loro salute mentale”.

Inoltre, nel suo ruolo di psicologa clinica, la Dott.ssa Thiam nota come raramente sia riconosciuto l’impatto fisico della violenza psicologica, sia per gli uomini che per le donne. In Senegal ci sono molte persone che vivono con un disturbo somatico (mal di schiena, emicranie, stitichezza, ecc.) che ha un’origine psicologica.

Per questo motivo, Thiam non ama il termine "violenza di genere" perché questo termine riduce troppo la portata della questione.

Per esempio, quando si parla di violenza coniugale, bisogna anche prendere in considerazione gli effetti della violenza sui figli della coppia che, a un certo punto, possono riprodurre il comportamento del/della maltrattante o del/della maltrattato/a o sviluppare tutta una serie di problematiche conseguenti. La violenza domestica si manifesta in modi diversi.

Un altro esempio è l'incesto. Oggi in Senegal, come in altri paesi europei, non esiste una legge specifica che regoli i casi di incesto. Il codice penale regola lo stupro e la pedofilia (articolo 320) ma non l'incesto: uno stupro che può avvenire solo nel contesto famigliare.

L'incestualità, in psicologia clinica e psicoanalitica, è un'atmosfera in cui gli spazi personali non sono ben definiti, le intimità non sono rispettate, il corpo dell'altro è permanentemente disponibile. Oggi in Senegal l'incesto non è preso in considerazione nel codice penale né nelle politiche relative all'infanzia e questo ha delle ripercussioni sul benessere psicologico degli adulti di domani.

Inoltre, la violenza psicologica colpisce sia gli uomini che le donne. Dei 156 casi di violenza psicologica trattati dalle Boutiques des droits, 23 riguardano uomini. Negli ultimi 20 anni, con lo sviluppo delle strutture economiche, il contesto sociale senegalese è cambiato molto, spostandosi verso l'individualismo a scapito del concetto di "grande famiglia". Se da un lato, i senegalesi vivono da soli e hanno perso le comodità delle grandi case famigliari (un posto dove stare, cibo, condivisione di responsabilità e spese economiche), dall'altro, la solitudine ha rafforzato le forti pressioni provenienti dalla famiglia estesa. Queste pressioni e aspettative possono causare molta frustrazione e scatenare comportamenti aggressivi e problemi di dipendenza: il Senegal è il quarto paese dell'Africa occidentale per consumo di alcol, e le droghe (marijuana, cocaina, LSD, “droga dello stupro”) sono molto diffuse tra i giovanissimi. Ci sono anche altri comportamenti additivi che sono tabù, soprattutto se sono gli uomini a commentarli, come l'ipersessualità che ha conseguenze come lo sconforto, gravidanze precoci e l’infanticidio.

A tal fine, è sempre più urgente promuovere l'adozione da parte delle comunità di atteggiamenti, comportamenti e pratiche favorevoli alla non discriminazione, alla lotta contro le disuguaglianze e alla salvaguardia dell'integrità fisica e psicologica delle popolazioni, comprese le donne e le ragazze.

Per questo motivo, il governo italiano continua la sua collaborazione con il Senegal nell'attuazione della Strategia Nazionale per l'Equità e il Genere 2016 - 2026 (SNEEG). Con la prima fase del progetto PASNEEG I (2015-2019), si sono registrati importanti risultati nel rafforzamento e nella creazione delle cinque Boutiques des droits in partenariato con l'Associazione delle giuriste senegalesi (AJS) nelle regioni di Dakar, Thies, Kaolack, Kolda e Sédhiou e nell’applicazione del gender budgeting. Con il PASNEEG II, l’Italia e il Senegal vogliono capitalizzare e modellare le buone pratiche realizzate con la prima fase del progetto. La collaborazione prevede, tra l’altro, l'armonizzazione delle disposizioni di alcune leggi e regolamenti nazionali con gli impegni internazionali che il Senegal ha sottoscritto e il sostegno al cambiamento delle norme e dei modelli sociali e culturali che legittimano la discriminazione, la violenza e le pratiche tradizionali dannose contro le donne e le ragazze.

A tal fine, la Dott.ssa Thiam ha sottolineato l'importanza di mettere la questione dei diritti delle donne al centro del discorso politico attraverso l'azione di rappresentanti femminili negli organismi politici. Anche se il Senegal ha fatto progressi significativi in termini di partecipazione politica grazie all'adozione della legge sulla parità (2010), che ha contribuito a rafforzare la leadership delle donne nell'assemblea nazionale e nelle comunità locali, la parità è ancora lontana dall'essere raggiunta. Per esempio, dei 557 comuni del paese, solo 13 sono amministrati da donne e la loro azione è spesso limitata alla mobilitazione dei sostenitori o alla conduzione di comizi, quindi ben lontano da dove si decidono le strategie politiche. L’approccio " women voice " è uno dei pilastri delle linee guida (2020-2024) della cooperazione italiana per l'empowerment delle donne, che mira a porre le donne e le ragazze al centro dei processi decisionali per promuovere un cambio di paradigma in tutti i settori dello sviluppo sostenibile.

« Investo in Senegal », un’opportunità tra Italia e Senegal. Dal 15 aprile lanciato un bando indirizzato alla diaspora senegalese

L’équipe coordinata da AMREF (CNA, CNA Fondazione ECIPA, IDOS, Associazione Le Réseau, LVIA, MODED, Réseau NDAARI, OEDS  Fondazione Punto.sud) in collaborazione con le istituzioni senegalesi in Italia (Consolati della Repubblica del Senegal di Milano e di Napoli), nell’ambito del progetto PASPED  (Projet de Contraste à la Migration irrégulière à travers le soutien au Secteur privé et à la Creation d’emploi au Sénégal) eseguito dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e finanziato dall’Unione europea (UE), ha lanciato il 15 aprile 2021 un bando per « valorizzare il contributo della diaspora senegalese in Europa e in particolare in Italia nell’individuazione e nel sostegno agli investimenti produttivi in Senegal ».

Un altro tassello di AICS dopo il Summit delle diaspore che mira a valorizzare il prezioso contributo delle comunità della diaspora in Italia nei processi di cooperazione e sviluppo.

Il lavoro sul settore privato e la creazione di opportunità di impiego portato avanti nel corso degli anni dalla sede AICS di Dakar vede realizzarsi un importante traguardo che ha consentito non solo di realizzare l’approccio multisakeholders fra istituzioni italiane e senegalesi attraverso il coinvolgimento della società civile e del settore privato dei due paesi, ma permetterà, soprattutto, a cittadine e  cittadini di origine senegalese in Italia e, più in generale in Europa, di valorizzare la propria esperienza migratoria personale e professionale costruendo o rinforzando progetti imprenditoriali nel proprio paese di origine attraverso attività puntuali di supporto tecnico e finanziario.

AICS Dakar saluta la preziosa collaborazione con il consorzio guidato da AMREF e con i rappresentanti delle istituzioni senegalesi per la realizzazione di questa importante attività che si è concretizzata nonostante tutte le limitazioni e difficoltà che il periodo storico impone.

Per maggiori informazioni: selezione.pasped@gmail.com

A cura di Francesco Mele

Vi(e)sible – A Dakar una mostra di AICS sul tema dell’inclusione sociale in collaborazione con il fotografo senegalese, Alun Be

Celestine è una giovane ragazza, appena adolescente, con la passione del canto. Osserva la sua foto con orgoglio. Al suo fianco la madre, i capelli raccolti in un foulard e lo sguardo fiero. “Se oggi sono quello che sono lo devo a mia mamma” dice e continua: “È lei che mi ha sempre motivato e spronato a non temere gli sguardi altrui”.

Celestine è una dei dieci protagonisti di “Vi(E)sible” un’esposizione fotografica promossa dalla sede AICS di Dakar. A realizzare gli scatti, Alun Be, fotografo della scena culturale senegalese, famoso per i suoi ritratti d’impatto.

Il progetto mira a promuovere l’inclusione sociale delle persone vulnerabili, in particolare le persone in situazione di handicap.

“Non esistono persone disabili. Esistono persone che hanno una disabilità” ha sottolineato il prefetto di Dakar, Jiibi Diallo, nel suo intervento al lancio ufficiale dell’esposizione, tenutosi lunedì 14 giugno 2021 presso il Centro di cultura italiano di Dakar.

Imparare ad avere uno sguardo nuovo, questo l’obiettivo della mostra, che non a caso è stata allestita all’aperto, sulla cornice della capitale senegalese. Qui, un via vai costante di persone e punto di passaggio che porta verso il centro città. Un luogo di incontro che oggi diventa il simbolo di una riflessione sulla normalità della diversità.

Seduto su una panchina, Lamanara, un ragazzo albino. Osserva da lontano il taglio del nastro che dà avvio alla mostra da parte delle autorità presenti tra cui l’Ambasciatore d’Italia in Senegal, Giovanni Umberto De vito, Aissatou Cissé, Consigliera speciale della Presidenza della Repubblica del Senegal e Alessandra Piermattei, Titolare della sede AICS di Dakar.

Seduto a fianco a lui il fratello maggiore, Ibrahima. Andiamo assieme a vedere la foto che lo ritrae, potente e pervasiva. La osserva per la prima volta, impressionato dalla forza che emana. “È importante che tutte le persone come Lamanara diventino visibili, al di là degli stereotipi” precisa Ibrahima. Partecipi, realizzati, visibili, come il titolo della mostra.

 “La società deve evolvere per fare in modo che la disabilità fisica o mentale non impedisca la possibilità di una vita realizzata in tutti i suoi aspetti” ha detto nel suo intervento Aissatou Cissé. “Ogni persona, che abbia o meno una disabilità, deve poter apportare il proprio contributo alla società, secondo le proprie possibilità. Il problema non sta nella disabilità ma in una società o in un pensiero comune incapaci ad includere tutte le persone, valorizzando le capacità di ciascuno” ha poi concluso.

Alla conferenza stampa anche il signor Manga, uno degli insegnanti di riferimento della lingua dei segni a Dakar, che ci tiene a sottolineare di come sia importante che la società crei le condizioni affinché tutti possano esprimersi al meglio.

La fotografia, mezzo di comunicazione potente ed efficace, ha dato un volto e una voce alle persone più vulnerabili permettendo loro di diventare potenziali attori di cambiamento nella revisione delle politiche pubbliche e nel processo per garantire un accesso equo ai servizi di base: salute, educazione, lavoro.

Le foto di Vi(e)sible vogliono andare oltre la compassione o il pietismo che spesso gravano sulle persone con disabilità. Queste foto lanciano un messaggio di rispetto della diversità, in tutte le sue forme, promuovendo una cultura dell’inclusione in cui ogni persona possa davvero poter esprimere se stessa e sviluppare le proprie capacità.

“Ne ho sentiti tanti di sguardi su di me. Troppi” racconta Celestine “E questi sguardi mi hanno ferita. Oggi però so che posso fare grandi cose. Mia madre mi ha insegnato a cantare e a non smettere di sognare. Quello che voglio fare ora è dare voce a tutte quelle ragazze e a quei ragazzi che ancora sono costretti a casa dalle loro famiglie che li isolano per paura della stigmatizzazione altrui. Questi ragazzi devono uscire, farsi vedere, farsi sentire, vivere. La mia foto è qui per dire a tutti che nulla è impossibile e io sono qui per farmi sentire, per vivere la mia vita al meglio, per far vedere che esisto, in tutta la mia bellezza, in tutta la mia splendida unicità”.

Vi(e)sible sarà aperta al pubblico fino al 4 agosto 2021.

A cura di Chiara Barison

Giornata mondiale dell’acqua: AICS si mobilita per la qualità dell’acqua del fiume Senegal

Il progetto WEFE-Senegal, cofinanziato da Commissione Europea e Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), e implementato congiuntamente dal Centro Comune di Ricerca (CCR) della Commissione Europea e da AICS, mira a sostenere l'OMVS (Organisation pour la Mise en Valeur du fleuve Sénégal) nello sviluppo di strategie sostenibili per lo sfruttamento delle risorse, in particolare tenendo conto del nexus tra acqua, agricoltura ed energia.

Tra le attività sostenute dal progetto, un'azione pilota per il monitoraggio della qualità delle acque di superficie del fiume Senegal è in corso in due paesi del bacino, Mali e Senegal. L'azione è guidata da OMVS e coordinata sul campo dalle Direzioni Tecniche dell'Acqua dei due paesi.

Diversi parametri sulla qualità dell'acqua sono stati identificati e sono in fase di analisi, tra cui sostanze microbiologiche e chimiche, pesticidi.

I risultati di questa azione aiuteranno OMVS e gli Stati del bacino fluviale a stabilire strategie appropriate per una gestione sostenibile delle acque del fiume, al fine di combinare i vari usi della risorsa idrica, tra cui la produzione agricola e zootecnica, la produzione di energia, l'approvvigionamento di acqua potabile per le popolazioni rivierasche e i grandi centri urbani, come Dakar e Nouakchott.

A cura di Pierluigi AGNELLI

Addio 2020, benvenuto 2021: un anno di speranza, nuovi obiettivi e nuove prospettive

Quest’anno ci sta scivolando piano piano dalle mani. Sembra un anno inutile in cui non è stato fatto molto e tutti non vedono l'ora che finisca.Si fa fatica a collocare temporalmente un fatto tra 2018, il 2019 e il 2020 in quanto questi mesi la misura del tempo è stata strana, per alcuni versi compressa, per alcuni versi allungata.

Siamo stati colti di sorpresa a marzo di quest'anno e abbiamo dovuto cambiare le nostre abitudini e le nostre vite e annullare la parte più bella del nostro lavoro, quella del terreno e del contatto con i beneficiari. Abbiamo dovuto prendere decisioni drastiche, chiudere gli uffici, rinchiuderci a casa, rallentare le attività. Tutto questo con percezioni diverse del pericolo, del contesto e delle soluzioni ma comunque guidati dalla comune volontà di portare avanti il nostro lavoro in un momento ancora  difficile per la nostra Italia e per i paesi partner.
Sono orgogliosa di come AICS Dakar ha vissuto quest’anno, siamo andati avanti e, grazie alla collaborazione di tutti gli attori, abbiamo trovato soluzioni per cercare di bloccare il meno possibile le nostre attività.
Grazie alla tecnologia, all'ingegno e alla buona volontà, tante cose sono andate avanti e una risposta positiva è arrivata dalle organizzazioni della società civile, dai rappresentanti delle istituzioni dei paesi partner, dalle organizzazioni multilaterali e dalla nostra sede centrale.
La capacità di formulare iniziative pertinenti e la flessibilità che ci distingue tra i donatori, ci hanno permesso di attivare interventi di prima assistenza nei nostri paesi utilizzando i fondi già messi a disposizione. Nei limiti dei nostri finanziamenti siamo stati rapidi e siamo intervenuti dove sembrava più difficile esserci.
A novembre abbiamo ripreso ad andare di nuovo sul terreno, a rincontrare i nostri amici beneficiari. Tengo ancora dentro un'emozione fortissima in un villaggio in Casamance, al sud del Senegal, alla mia prima missione dopo tanto ufficio e tante carte.
Ringrazio sentitamente il mio staff per aver lavorato con entusiasmo e per aver tenuto duro nei momenti di difficoltà che abbiamo incontrato, anche quando il Covid ci ha toccato da vicino.

Ora ci aspetta ancora una nuova sfida: una seconda ondata di contagio nei nostri paesi ci riporta di nuovo nei nostri uffici.  Siamo un pò stanchi, ma siamo più forti e più consapevoli di quanto possiamo fare e sono sicura che supereremo anche questa fase.
Je souhaite à tous et à toutes un 2021 sans masques et sans gestes barrière ! 

A cura di Alessandra Piermattei

 

Dagli Appennini alle Ande, AICS e Slow Food insieme per la promozione del mangiare sano

La collaborazione tra l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e Slow Food (Terra Madre) affonda radici nel tempo e nel mondo. La terra, il dialogo, la biodiversità, il buon cibo, il cibo come prevenzione e sostegno alla cura: del corpo, dell'anima, del pianeta. I prodotti della tavola delle tradizioni come fonte di interscambio, dialogo, incontro, inclusione, sostentamento, sviluppo dei popoli. La terra come viaggio, migrazioni, ritorni. La terra come sviluppo nella stanzialità.

Progetti pensati e messi in opera dalla collaborazione tra la società civile: ong, associazioni, rappresentanti della diaspora, la Fondazione Slow Food per la Biodiversità con i suoi presidi nel mondo e AICS. Una collaborazione che ha dato vita a differenti interventi, in Italia, nel continente africano, in sud America e in Europa e che ha coinvolto giovani, donne, studenti, contadini “dagli Appennini alle Ande”.

Profumi e cucina si sono intrecciati nel progetto Le Ricette del Dialogo, nella Terra del Gusto, che attraverso il filo conduttore del cibo ha promosso l'incontro, la conoscenza reciproca e la crescita sociale ed economica in seno a territorio piemontese. Attraverso il linguaggio del cibo, si è discusso di interculturalità, dell'interconnessione tra alimento e comunità da cui proviene: “l'orgoglio di identificarsi con i frutti della propria terra” e “la consapevolezza dell’essere custodi di un sapere fondamentale per la salvaguardia della biodiversità”. Il cibo come forma di racconto di viaggi e migrazioni, che fa scoprire gli uni e gli altri intorno ad un buon piatto in tavola.

Il sostengo allo sviluppo, l'occupazione giovanile come fonte di sostentamento e di riuscita per i giovani nei loro territori. Il restare anziché partire, con uno scambio di sguardi e competenze tra Nord e Sud, sono alla base della rete del progetto DiaMaSe  La diaspora senegalese e marocchina in Italia e i giovani delle zone rurali uniti per lo sviluppo dei propri paesi di origine in ambito agricolo e extra-agricolo.

La salvaguardia del patrimonio territoriale delle comunità Malesi e Madhe, sulle coste sud dell'Europa, in Albania, per garantire opportunità occupazionali attraverso il sostegno alle imprese familiari e ai servizi agrituristici è l'obiettivo del progetto, Zana e Maleve: giovani e territorio, radici di una comunità in cammino verso l'integrazione con la famiglia europea.

Sicurezza alimentare e sanità per migliorare la vita delle persone affette da HIV in Malawi, nel sud-est del continente africano, attraverso una maggiore varietà di alimenti sono alla base del progetto Grass, portato avanti con la Comunità di Sant'Egidio. La creazione di 30 food gardens comunitari, l'educazione la sicurezza alimentare, l'igiene per sviluppare la resilienza e migliorare la vita di circa 10.600 persone che vivono affetti dell'HIV.

Dall'Africa al Sud America, per valorizzare sapori e cibo sano. Il lupino di Huaylas, varietà autoctona di lupino, è al centro del progetto sviluppato in Perù. Con la creazione di un presidio Slow Food  si intende selezionare e valorizzare l’ecotipo nativo di lupino promuovendolo sul mercato locale, anche attraverso il riconoscimento di un giusto prezzo.

 Il lupino di Huaylas è ancora poco conosciuto al di fuori del territorio di origine. Per questo il Presidio intende valorizzare il prodotto a Lima e nelle altre città principali del paese promuovendolo soprattutto con la collaborazione dei cuochi e delle istituzioni locali. L’importante patrimonio gastronomico del dipartimento di Ancash, soprattutto della zona del Callejon de Huaylas, e il crescente interesse per il cibo di qualità nel paese sono canali importanti per la diffusione di questo legume e di piatti e ricette tradizionali a base di lupino.

Una lunga storia che ha visto negli anni 2000 anche lo sviluppo di diverse collaborazioni in ambito agricolo tra AICS e l'ex Istituto Agronomico per l'Oltremare (IAO) di Firenze, con la promozione di molti prodotti agro-alimentari quali il dattero dalla Libia, il caffè dal centroamerica e la frutta secca (mele e cachi) dal Pakistan.

Si apre oggi un nuovo capitolo nella ricca storia delle collaborazioni tra AICS e Slow Food, grazie al PACERSEN BIS, un progetto di sostegno alla riduzione della migrazione, attraverso la creazione di Naatangués e Waar Wi (in lingua wolof), fattorie agricole comunitarie e individuali nelle regioni ad alto potenziale migratorio. Un viaggio attraverso i sogni e le ambizioni dei beneficiari e una serie di ricette che grazie all'ispirazione di giovani chef che hanno deciso di investire nel paese, presenteranno prodotti locali con creatività e gusto.  Un Senegal che non ti aspetti, lontano dai cliché e pronto, ancora una volta, a stupire grazie alla capacità di guardare il mondo da una prospettiva diversa, che punta sulla curiosità e sul rispetto per la diversità.

Nell'ambito del progetto, giovedì 4 marzo 2021 alle 17.30 (16.30 GMT), si terrà il forum “Ndiaxass Culinari”, un interessante momento di riflessione e scambio su cucina locale, alimentazione tradizionale e nuove influenze.

Oltre al Pacersen Bis, nella cornice di Terra Madre Salone del Gusto 2021, sono state organizzate un ciclo di quattro webinar e una conferenza finale on-line destinati alla rete Slow Food nel mondo che vede coinvolta anche AICS. Questo nell'ambito del progetto: “Building capacity: corso internazionale avanzato applicativo su Giahs (globally important agricultural heritage systems)“, co-finanziato da AICS in collaborazione con il Dipartimento di scienze e tecnologie agrarie, alimentari, ambientali e forestali (Dagri) dell’Università di Firenze e la FAO.

A cura di Viviana BIANCHESSI

Adelphité: dialoghi di attivismo

Dall’8 marzo e fino a fine anno una serie di appuntamenti per incontrare e conoscere chi lotta quotidianamente per una società più eguale, nella quale donne e uomini hanno gli stessi diritti economici, sociali, culturali e politici. Uomini e donne uniti nella lotta per i diritti di tutti.

 

Adelphité è una parola che deriva dal greco adelph- (αδελφ-) e che significa sia sorella (adelphé) che fratello (adelphos), ma senza fare una distinzione di genere. Inglobando le due parole “sororità” (tra donne) e “fraternità” (tra uomini), l'adelphité designa le relazioni solidali e armoniose tra gli esseri umani, donne e uomini.

Solidarietà è un concetto empatico ed etico che diventa politico e necessario per superare gli ostacoli imposti dalle diversità e dalle diseguaglianze. In questa serie di testimonianze racconteremo delle diverse esperienze di persone, donne e uomini, portatori di un impegno etico, sociale e politico che sia solidale e femminista.

Femminismo vuol dire combattere il sessismo, non l’altro sesso. Le donne e gli uomini che si definiscono “femminista”si attivano per creare una società inclusiva, più eguale, nella quale donne e uomini hanno gli stessi diritti economici, sociali, culturali e politici.

Proprio perché esiste ancora una forte asimmetria sociale e culturale tra donne e uomini, l’adelphité e il femminismo sono necessari per denunciare tale situazione e promuovere l’uguaglianza, per le donne e gli uomini, oltre e al di là delle differenze decostruendo stereotipi e sessismi.

8 marzo 2021 – Dialoghi di attivismo – Bouaré Bintou Founé Samaké, avvocata, femminista e attivista, Ministro per la promozione delle donne, dei bambini e della famiglia del Mali.

In Mali l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) sostiene, finanziariamente e tecnicamente, il programma "Eliminazione della violenza di genere in Mali attraverso un approccio olistico e integrato per la fornitura di servizi di qualità a livello nazionale", un'iniziativa implementata dall'UNFPA in partenariato con i Ministeri incaricati della Promozione della Donna, dei Bambini e della Famiglia (MPFEF) e della Salute e dello Sviluppo. Il progetto, della durata di tre anni, è iniziato il 1° gennaio 2020 per concludersi il 31 dicembre 2022.

L'obiettivo del progetto è quello di "contribuire all'eliminazione della violenza sessuale e di genere (VBG) contro donne e ragazze e i casi di morbilità e morte materna attraverso un quadro istituzionale rafforzato, il coinvolgimento e l'empowerment della comunità e l'accesso effettivo ed equo a servizi appropriati, compresi i servizi di salute sessuale e riproduttiva".

L’advocacy per l'abbandono delle norme sociali sfavorevoli alla salute e al benessere delle donne e delle ragazze rimane, tuttavia, una delle maggiori sfide del progetto, poiché le pressioni socio-culturali creano un ambiente poco ostile al sostegno della legge sulle VBG. In questo senso, l'approccio del progetto è quello di rafforzare il coordinamento degli interventi di salute sessuale e riproduttiva e di contrasto alle VBG attraverso la stretta collaborazione con il Ministero per la Promozione della Donna, dei Bambini e della Famiglia.

Ricordiamo che in Mali il numero di casi segnalati di violenza di genere (VBG) è aumentato del 47% nel 2020:  da 2021 casi da gennaio a luglio 2019 a 2981 casi da gennaio a luglio 2020. Questi dati  (UNOCHA) rivelano che il 99% delle persone colpite sono donne e che il 36% delle VBG sono violenze sessuali. L'assenza di una legge specifica per affrontare le VBG e la debole applicazione dei testi legali che proteggono le donne e le ragazze rimangono i fattori che contribuiscono all'aumento dei casi. Inoltre, secondo uno studio di UNFPA (Maggio 2020) che analizza l’impatto della pandemia di COVID 19 sulle VBG, in relazione al contesto socio-culturale del Mali le VBG potrebbe aumentare del 49% e più.

Per questo motivo, abbiamo parlato con Bouaré Bintou Founé Samaké, giurista, femminista e attivista, che il 5 ottobre 2020 è stata nominata Ministro per la promozione delle donne, dei bambini e della famiglia del Mali.

Prima della sua nomina, Bouaré Bintou Founé Samaké è stata per 20 anni la rappresentante nazionale di WILDAF, una rete di una ventina di associazioni e di cinquanta membri individuali, il cui obiettivo è la protezione e la promozione dei diritti delle donne e dei bambini di fronte alla giustizia.

Bouaré Bintou Founé Samaké ha dedicato il suo lavoro all’affermazione e alla protezione dei diritti delle donne in Mali fornendo assistenza legale, formazione sui diritti di donne e bambini, violenza contro le donne, prevenzione/cura delle vittime, leadership femminile e advocacy. Ha contribuito allo sviluppo di curricula e programmi di formazione per un corpo di formatori paragiuridici. Nella sua carriera, si è sempre dedicata alla lotta per l'uguaglianza di genere e all'attuazione delle convenzioni internazionali che il Mali ha ratificato.

In un contesto teso dove gli islamisti chiedono le dimissioni della Ministra della promozione della Donna, dell’infanzia e della Famiglia, l’abbiamo incontrata per discutere con lei di temi scottanti come l’impegno e il ruolo della donna nell’attuale società maliana, in politica e nella lotta contro le violenze basate sul genere. Cordiale e sorridente, Bouaré Bintou Founé Samaké, non si dichiara più la militante di prima, ma la responsabile chiamata a impegnarsi nel suo dovere civico in un Paese fortemente toccato da una crisi multi-settoriale.

Ha promesso a se stessa e al nuovo governo di transizione di portare a termine tutte le azioni identificate nel programma nazionale recentemente adottato dal Comitato Nazionale della Transizione. Ricoprendo la sua carica da Ministro per un mandato di 18 mesi, Mme Bouaré sta portando avanti, con coraggio e orgoglio, la promozione del ruolo positivo della donna e della famiglia.

Raccontando la situazione attuale dei diritti delle donne e in generale dei diritti umani, la Ministra ha tenuto a precisare che il contesto post-conflitto, come quello del Mali attuale, non è per nulla incoraggiante. “Si lavora affinché i diritti siano rispettati dato che si continuano a registrare delle gravi violazioni dei diritti umani . Le donne, facendo parte di un meccanismo economico informale, sono state molto colpite dalla pandemia COVID 19. Non potendo più accedere alle consuete modalità di guadagno, le violenze sono esplose con più veemenza. Anche la chiusura delle scuole ha esposto le ragazze a differenti forme di violenza”. Bouaré, sottolinea, inoltre che “in questo periodo pandemico, le strutture sanitarie si sono confrontate su come proteggere i nascituri dal contagio. Le donne dovevano ricevere una doppia protezione: proteggere se stesse e i loro bambini”. La Ministra, preoccupata dalla situazione che le donne stanno vivendo, si interroga anche sull’accesso ai vaccini e sulla tempistica. Le donne ne avranno accesso facilmente? (n.d.r. I primi vaccini sono arrivati in Mali il 05/03/2021)

Per quanto riguarda l’impegno politico delle donne maliane questo si situa soprattutto nella promozione delle riforme. Nei prossimi mesi il paese si appresterà a aggiornare la Costituzione e le donne dovranno battersi affinché tutto ciò che le attiviste hanno conquistato in passato vengano tutelato. Le donne dovranno ugualmente battersi per le elezioni future; in Mali ci saranno nei prossimi mesi le elezioni legislative e comunali. Senza contare le questioni di pace, sicurezza fronti su cui le donne dovranno battersi. In Mali, oggi, le donne sono arrivate ad essere incluse nella commissione di sorveglianza dell’Accordo di pace, cosa impensabile e inimmaginabile fino a poco tempo fa. Si pensa ora di allargarne presenza.

Fortemente voluta dalle donne maliane e supportata dalla Ministra della Promozione della Donna, dell’Infanzia e della Famiglia, il processo di adozione della proposta di legge relativa alla violenza di genere (VBG) è stata ancora una volta abbandonata dal governo della transizione, a causa di una forte pressione da parte della comunità religiosa.

Visto che si tratta di una proposta e non ancora di una legge, Bouaré dichiara che è una legge “aperta” che deve nascere dal dialogo e dal confronto, non dallo scontro. Secondo la Ministra, la maggior parte dei maliani è cosciente che la violenza di genere esiste e che le donne e le ragazze ne sono spesso le vittime. È sicura che durante il suo mandato o dopo, questa legge sarà adottata in Mali per via di questa consapevolezza comune. Dichiara di non aver paura, perché non fa “nulla che possa pesare sulla sua coscienza” ed è questo l’essenziale. Nonostante si trovi in un contesto difficile, la paura che qualcuno possa nuocere a lei o alla sua famiglia, non fa parte del suo spirito. Coraggiosamente non ha mai esitato di fronte alle minacce e agli insulti pur di difendere gli altri dichiarando che sta lavorando con tenacia per trasformare il conflitto in dialogo.

Si è riflettuto con lei anche sul concetto di femminismo. Per lei, giurista, attivista e ministro bisogna far riferimento al contesto, alle circostanze e a differenti parametri. Oggi in Mali le femministe lottano per l’uguaglianza tra i sessi, per la non marginalizzazione delle donne. Questa è la sua concezione di femminismo, ovvero una lotta che ogni donna fa affinché tutte le persone abbiamo la stessa possibilità d’aver accesso alla scuola, alla sanità e a tutti i servizi di base.

A cura di Eugenia PISANI/Claudia BERLENDIS

Dakar- Al via il Progetto PAFISEM che mira allo sviluppo agricolo delle regioni del bacino del fiume Senegal

La gestione sostenibile delle risorse naturali del bacino del fiume Senegal costituisce la base per uno sviluppo dei paesi che lo condividono: Guinea, Mali, Mauritania e Senegal. Per questi paesi, la sicurezza alimentare, energetica e idrica permangono un’importante sfida. Il Progetto di sostegno allo sviluppo dei settori delle sementi nel bacino del fiume Senegal (PAFISEM) mira a contribuire allo sviluppo del settore delle sementi di qualità per il miglioramento della produzione agricola e della sicurezza alimentare delle popolazioni che vivono in questi territori. Venerdì 12 febbraio 2021 è stato firmato a Dakar l’accordo di finanziamento tra l'Alto Commissario dell'Organizzazione per lo Sviluppo del Fiume Senegal (OMVS) Hamed Diané Semega e l'Ambasciatore d'Italia in Senegal, Giovanni Umberto De vito.

Quattro, dunque, i paesi interessati: la Guinea, più precisamente nella regione di Kankan; la Mauritania, nella regione di Trarza; il Mali, nella regione di Kayes e il Senegal, nella regione di Saint-Louis. 10.600 i beneficiari diretti che saranno coinvolti dalle attività del progetto. L'impatto della realizzazione delle attività dell'iniziativa contribuirà a garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale di circa 5.700.000 persone.

Il progetto PAFISEM nasce nel quadro del Piano d'azione regionale per il miglioramento delle colture irrigue nel bacino del fiume Senegal (PARACI) dell’OMVS. Il progetto mira a contribuire al rafforzamento della produzione di sementi, pilastro della produzione agricola e della sicurezza alimentare, e alla strutturazione della filiera sementi di qualità. Questo attraverso il sostegno alla produzione e commercializzazione di sementi di qualità e alla creazione di un ambiente favorevole agli investimenti e alla modernizzazione del settore. L'iniziativa mira inoltre a promuovere azioni di sostegno dei contadini della regione, in particolare alle associazioni femminili e giovanili, catalizzando risorse tecniche ed economiche e promuovendo l'innovazione in  un settore a forte potenziale di sviluppo economico.

Il progetto, oltre alle principali colture irrigue praticate nella regione, come riso e mais,  vuole anche valorizzare altre colture tradizionali diffuse nelle aree di intervento, come sorgo, miglio e arachide. Si stima che l'uso di sementi di qualità per i cereali tradizionali possa fornire un guadagno di produttività del 20 - 25% rispetto all'uso di sementi ordinarie.

Il PAFISEM si baserà su un approccio inclusivo di sviluppo che tiene conto della componente genere e su una metodologia partecipativa tra settore pubblico (ricerca, controllo-certificazione ed estensione), produttori e settore privato, che tenga in considerazione gli interessi e le aspettative di tutti gli attori coinvolti.

Il progetto PAFISEM, che sarà realizzato dall’OMVS, è finanziato dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) per un importo totale di 7 milioni di euro. Questa iniziativa è in linea con l'esperienza acquisita da AICS nei programmi agricoli PAPSEN e PAIS, che hanno dato un forte impulso allo sviluppo del settore delle sementi nelle regioni di Sédhiou e Kolda in Senegal, e al partenariato in corso con l’OMVS relativamente al progetto "Sostegno alla gestione delle risorse idriche e il Nexus acqua-energia-agricoltura nel bacino del fiume Senegal", cofinanziato da UE e AICS.

A cura di Chiara Barison

ÑOO FAR – INSIEME : un viaggio in Senegal alla scoperta dei partenariati inclusivi per lo sviluppo

Ñoo far, in wolof, la lingua più parlata in Senegal, vuol dire “insieme”. Un insieme che è però da intendersi in senso largo quale collaborazione, supporto, vicinanza, fratellanza, crescita reciproca, cooperazione. Ñoo far è anche il titolo di un recente video che, attraverso un lungo e ricco viaggio in Senegal, mostra in che modo l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo-AICS, attraverso la sede estera di Dakar, declina le possibilità di partenariati inclusivi per lo sviluppo.

Il video, realizzato nell’ambito all’XI edizione di Diplomacy, il Festival della Diplomazia, tenutosi dal 22 al 30 ottobre 2020, parte dal semplice assunto che per cambiare il mondo in maniera sostanziale, l’azione di contributo allo sviluppo dell’AICS deve essere strettamente legata a quella dei suoi partner.

In questo viaggio fatto di incontri, immagini e musica, la Titolare della sede AICS di Dakar, Alessandra Piermatteri e i suoi collaboratori introducono gli spettatori nel concreto del lavoro della sede attraverso le reti di persone che quotidianamente vengono costruite. Una cooperazione che ha la sua centralità nella persona in quanto attore principale di cambiamento.

Tra i partenariati presentati, quello con la diaspora. A fine 2019 AICS Dakar ha avviato un processo di ascolto della diaspora senegalese in Italia attraverso numerosi incontri, in dieci regioni italiane, allo scopo di mettere a fuoco la realtà degli uomini e delle donne che dal Senegal sono partiti, più o meno recentemente, per cercare di creare migliori opportunità per loro stessi e le loro famiglie. Quest’esperienza ha consentito alla sede di pubblicare un bando in Italia, per strutturare e consolidare servizi che accompagnino e facilitino gli investimenti dei senegalesi della diaspora verso il loro paese di origine nell’ottica di un modello economico più inclusivo e giusto. Un modello di investimento non solo economico e finanziario ma anche umano e sociale all’interno del quale la centralità della persona, con le sue ambizioni, competenze, debolezze, è la vera leva  per la costruzione di progetti imprenditoriali di successo in cui la creazione di valore economico sociale e ambientale diventa l’orizzonte privilegiato da raggiungere.

Un partenariato valorizzato grazie al PASPED. Oltre a questo, il programma si è reso protagonista dell’esperienza prime. Il meccanismo delle “sovvenzioni in situazione di urgenza” è un dispositivo originale istituito per sostenere le piccole e medie imprese nelle sei regioni target del programma nella fase critica legata all’emergenza sanitaria COVID-19. Di fatto quest’attività era già prevista dal programma, la situazione sanitaria ne ha solo accelerato la tempistica di realizzazione, ispirando l’originalità del dispositivo.

Un’azione che ha permesso a 136 imprese senegalesi di restare sul mercato, salvaguardare i posti di lavoro del personale impiegato - circa 3.500 persone saranno sostenute in modo diretto e circa il 10% in modo diretto (pagamento dei salari grazie alla sovvenzione)- e contribuire al sostegno sociale dei gruppi più vulnerabili.

Un altro esempio di valore di partenariati è quello tra territori che portano a uno scambio efficace di competenze e modelli e di impegno della cooperazione decentrata nel lavorare in sinergia con AICS. L'esperienza maturata dal sistema sanitario toscano a supporto delle strutture ospedaliere e dei servizi territoriali, finalizzata alla riduzione della mortalità materno infantile in Senegal, è all’origine della collaborazione tra Centro di Salute Globale/AOU Meyer (Firenze) e la Cellule de Suivi Opérationnel attivata nell’ambito del PADESS, finanziato dalla Cooperazione italiana. La collaborazione è stata formalizzata dalla firma di un protocollo tecnico che vede il Centro di Salute Globale impegnato in attività di assistenza tecnica e formazione relativamente alla ristrutturazione, fornitura e organizzazione di strutture sanitarie nelle regioni di Dakar, Kaolack e Sédhiou.

Oltre alle collaborazioni tra territori, AICS valorizza anche quelle con la società civile, come nel caso di quelle portate avanti con due interessanti realtà locali, Sunu Nataal e Africulturban.

Sunu Nataal è un collettivo di fotografi fondato in Senegal nel 2010 con l’obiettivo di raccontare il paese da un punto di vista locale, in una sorta di riappropriazione e di conquista dello spazio attraverso lo strumento fotografico. Il collettivo ha realizzato, grazie ad una mappatura fotografica di differenti quartieri e città, la prima banca di immagini in alta definizione gratuite sul Senegal. Demba Diop, fondatore di Sunu Nataal, ha realizzato un percorso fotografico che presenta i programmi realizzati da AICS Dakar  legati allo sviluppo rurale e all’empowerment femminile nel sud del Senegal, PAPSEN, PAIS e PASNEEG, intitolato « Bokk naa ci » (io partecipo).

Africulturban è un’associazione di cultura urbana con sede a Pikine, periferia di Dakar. Da anni l’associazione si occupa di organizzare percorsi educativi e professionali per giovani in difficoltà. Africulturban ha collaborato con la sede AICS Dakar alla realizzazione di Foo Jem, trasmissione radiofonica che presenta storie di vita e professionali locali ispiranti.

Filo conduttore del video, l’inclusione, colonna portante dell’azione della sede AICS di Dakar che, come l’empowerment femminile, è trasversale a tutti i programmi e progetti. Una cooperazione inclusiva e su base paritaria dunque che vuole assumere sempre più la forma di un partenariato territoriale.

A cura di Chiara Barison


Contenuti mediatici sulle VBG e discriminazione nei confronti di donne e ragazze: ruoli e responsabilità dei professionisti dei media

Il 10 dicembre è stato l'ultimo dei 16 giorni di attivismo contro le violenze di genere. Per chiudere questo fitto periodo di eventi e per contribuire al miglioramento della copertura mediatica sulle violenze basate sul genere (VBG) e la discriminazione nei confronti di donne e ragazze, il Progetto di Sostegno alla Strategia Nazionale per l'Equità e l'Uguaglianza di Genere (PASNEEG II) ha organizzato un panel sul tema "Contenuti mediatici sulle VBG e la discriminazione nei confronti di donne e ragazze: ruoli e responsabilità dei/delle professionisti/e dei media".

Il PASNEEG 2 pone una forte enfasi sulla sensibilizzazione e sulla mobilitazione sociale per il cambiamento dei comportamenti. Nella sua seconda fase, il progetto prevede di rafforzare il dibattito con i professionisti dei media, soprattutto a partire dalla fase di formazione iniziale, al fine di incoraggiarli a pubblicare contenuti e programmi per prevenire le VBG e incoraggiare i comportamenti che promuovono il pieno sviluppo di donne e ragazze.

La sensibilizzazione passa attraverso il linguaggio, tuttavia il contenuto programmatico dei media, nell'affrontare i temi su VBG e discriminazione contro  donne e ragazze, appare più incentrato sulla denuncia che sulla prevenzione e il cambiamento dei comportamenti.

Il linguaggio non è mai uno strumento neutro perché dà forma e voce al modo in cui gli esseri umani pensano, interpretano la realtà e agiscono nel mondo. Più o meno consapevolmente, le parole usate possono trasmettere e rafforzare stereotipi, preconcetti e disuguaglianze ma possono anche esprimere l'affermazione dei diritti e articolare concetti complessi come la necessità di promuovere l'uguaglianza nel rispetto delle differenze. Per fare questo, il linguaggio e la parola seguono le trasformazioni della realtà sociale, ma possono a loro volta influenzarla. L'uso di un linguaggio rispettoso delle differenze di genere risponde alla necessità di cambiamento nella società e all'affermazione dell'uguaglianza di genere e deve trovare riconoscimento e sostegno nelle parole utilizzate per raccontare i fatti.

È con questo obiettivo che il Progetto PASNEEG ha individuato l'Ecole Supérieure de Journalisme et des Métiers de l'Internet et de la Communication (EJICOM) per l'organizzazione del panel. Tre i temi affrontati :

  • Diritti umani e VBG;
  • donne e media (area critica 10 della IV conferenza mondiale delle donne di Pechino);
  • narrativa dei media sensibile al genere.

Quattro le attiviste, femministe ed esperte di comunicazione e di questioni linguistiche intervenute. Entrambe hanno evidenziato come la stigmatizzazione e il sensazionalismo siano tra le lacune e le debolezze nel trattamento della violenza contro le donne da parte dei media senegalesi.

Nafissatou SECK, coordinatrice della "Boutique de droit” di Pikine e membro dell'Associazione delle giuriste senegalesi (AJS), ha ricordato che nel 2020 - da gennaio a settembre - sono stati segnalati 1.446 casi di violenza di genere, ovvero  violenza fisica, sessuale, economica, psicologica e domestica.  Per combattere questo flagello, i membri del panel hanno invitato i professionisti dei media a rivedere il loro approccio e la narrativa utilizzata nel trattamento delle VBG.

In particolare, Khaira Thiam, psicologa clinica, ha sottolineato che ci sono due aspetti da prendere in considerazione quando si parla di VBG nei media. Da un lato, i media amplificano positivamente tutto ciò che viene fatto per il progresso dei diritti delle donne e dei bambini. D'altra parte, contribuiscono anche a sostenere alcuni stereotipi nella direzione editoriale, nelle scelte delle persone e storie da raccontare e nel modo in cui l'informazione viene trattata.

Mariam Selly KANE, Direttrice della TV statale RTS2 e fondatrice di Debbosenegal, una rivista femminile online dedicata alle donne senegalesi e africane, ha sottolineato l'importanza di integrare nel percorso formativo in giornalismo il genere. In effetti, il trattamento della violenza di genere da parte della stampa, soprattutto nei casi di stupro, può essere molto doloroso per la vittima, poiché la porta a un'esposizione e narrativa voyeuristica. Ciò significa che molte vittime tendono addirittura ad astenersi dal denunciare a causa di questa esposizione mediatica nociva.

Moderatrice del panel, Diatou Cissé, giornalista, presidentessa del sindacato dei giornalisti senegalesi (SYNPICS), nonché vicepresidentessa della Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ). Le attiviste intervenute sono concordi nel sottolineare di come in  Senegal le donne siano apprensivamente trattate nei media in termini di contenuti, ma anche di rappresentatività e per questo motivo è importante che i/le professionisti/e del settore lavorino di più per sollecitarsi a vicenda, per fare ricerca su questi temi e per trattare questi temi in modo non sensazionalista e che neutralizzi anche i pensieri culturali stereotipati.

Questo panel è stato organizzato durante l'ultimo giorno della campagna di 16 giorni di attivismo contro la violenza contro le donne e le ragazze dedicata al tema “Colora di arancione il mondo: Finanziare, rispondere, prevenire, raccogliere!” e ha ricordato a tutti l'importanza della mobilitazione sociale per il cambiamento dei comportamenti al fine di promuovere l'uguaglianza di genere attraverso cambiamenti nelle norme sociali, la mascolinità positiva e la lotta contro il VBG e la promozione dell'empowerment delle donne.

A cura di Eugenia Pisani