Contenuti mediatici sulle VBG e discriminazione nei confronti di donne e ragazze: ruoli e responsabilità dei professionisti dei media

Il 10 dicembre è stato l'ultimo dei 16 giorni di attivismo contro le violenze di genere. Per chiudere questo fitto periodo di eventi e per contribuire al miglioramento della copertura mediatica sulle violenze basate sul genere (VBG) e la discriminazione nei confronti di donne e ragazze, il Progetto di Sostegno alla Strategia Nazionale per l'Equità e l'Uguaglianza di Genere (PASNEEG II) ha organizzato un panel sul tema "Contenuti mediatici sulle VBG e la discriminazione nei confronti di donne e ragazze: ruoli e responsabilità dei/delle professionisti/e dei media".

Il PASNEEG 2 pone una forte enfasi sulla sensibilizzazione e sulla mobilitazione sociale per il cambiamento dei comportamenti. Nella sua seconda fase, il progetto prevede di rafforzare il dibattito con i professionisti dei media, soprattutto a partire dalla fase di formazione iniziale, al fine di incoraggiarli a pubblicare contenuti e programmi per prevenire le VBG e incoraggiare i comportamenti che promuovono il pieno sviluppo di donne e ragazze.

La sensibilizzazione passa attraverso il linguaggio, tuttavia il contenuto programmatico dei media, nell'affrontare i temi su VBG e discriminazione contro  donne e ragazze, appare più incentrato sulla denuncia che sulla prevenzione e il cambiamento dei comportamenti.

Il linguaggio non è mai uno strumento neutro perché dà forma e voce al modo in cui gli esseri umani pensano, interpretano la realtà e agiscono nel mondo. Più o meno consapevolmente, le parole usate possono trasmettere e rafforzare stereotipi, preconcetti e disuguaglianze ma possono anche esprimere l'affermazione dei diritti e articolare concetti complessi come la necessità di promuovere l'uguaglianza nel rispetto delle differenze. Per fare questo, il linguaggio e la parola seguono le trasformazioni della realtà sociale, ma possono a loro volta influenzarla. L'uso di un linguaggio rispettoso delle differenze di genere risponde alla necessità di cambiamento nella società e all'affermazione dell'uguaglianza di genere e deve trovare riconoscimento e sostegno nelle parole utilizzate per raccontare i fatti.

È con questo obiettivo che il Progetto PASNEEG ha individuato l'Ecole Supérieure de Journalisme et des Métiers de l'Internet et de la Communication (EJICOM) per l'organizzazione del panel. Tre i temi affrontati :

  • Diritti umani e VBG;
  • donne e media (area critica 10 della IV conferenza mondiale delle donne di Pechino);
  • narrativa dei media sensibile al genere.

Quattro le attiviste, femministe ed esperte di comunicazione e di questioni linguistiche intervenute. Entrambe hanno evidenziato come la stigmatizzazione e il sensazionalismo siano tra le lacune e le debolezze nel trattamento della violenza contro le donne da parte dei media senegalesi.

Nafissatou SECK, coordinatrice della "Boutique de droit” di Pikine e membro dell'Associazione delle giuriste senegalesi (AJS), ha ricordato che nel 2020 - da gennaio a settembre - sono stati segnalati 1.446 casi di violenza di genere, ovvero  violenza fisica, sessuale, economica, psicologica e domestica.  Per combattere questo flagello, i membri del panel hanno invitato i professionisti dei media a rivedere il loro approccio e la narrativa utilizzata nel trattamento delle VBG.

In particolare, Khaira Thiam, psicologa clinica, ha sottolineato che ci sono due aspetti da prendere in considerazione quando si parla di VBG nei media. Da un lato, i media amplificano positivamente tutto ciò che viene fatto per il progresso dei diritti delle donne e dei bambini. D'altra parte, contribuiscono anche a sostenere alcuni stereotipi nella direzione editoriale, nelle scelte delle persone e storie da raccontare e nel modo in cui l'informazione viene trattata.

Mariam Selly KANE, Direttrice della TV statale RTS2 e fondatrice di Debbosenegal, una rivista femminile online dedicata alle donne senegalesi e africane, ha sottolineato l'importanza di integrare nel percorso formativo in giornalismo il genere. In effetti, il trattamento della violenza di genere da parte della stampa, soprattutto nei casi di stupro, può essere molto doloroso per la vittima, poiché la porta a un'esposizione e narrativa voyeuristica. Ciò significa che molte vittime tendono addirittura ad astenersi dal denunciare a causa di questa esposizione mediatica nociva.

Moderatrice del panel, Diatou Cissé, giornalista, presidentessa del sindacato dei giornalisti senegalesi (SYNPICS), nonché vicepresidentessa della Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ). Le attiviste intervenute sono concordi nel sottolineare di come in  Senegal le donne siano apprensivamente trattate nei media in termini di contenuti, ma anche di rappresentatività e per questo motivo è importante che i/le professionisti/e del settore lavorino di più per sollecitarsi a vicenda, per fare ricerca su questi temi e per trattare questi temi in modo non sensazionalista e che neutralizzi anche i pensieri culturali stereotipati.

Questo panel è stato organizzato durante l'ultimo giorno della campagna di 16 giorni di attivismo contro la violenza contro le donne e le ragazze dedicata al tema “Colora di arancione il mondo: Finanziare, rispondere, prevenire, raccogliere!” e ha ricordato a tutti l'importanza della mobilitazione sociale per il cambiamento dei comportamenti al fine di promuovere l'uguaglianza di genere attraverso cambiamenti nelle norme sociali, la mascolinità positiva e la lotta contro il VBG e la promozione dell'empowerment delle donne.

A cura di Eugenia Pisani

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