Mamadou Saliou Camara, medico generalista guineano, è Presidente del consiglio d’amministrazione dell’ONG FMG (Fraternità Medica di Guinea) e membro attivo della ONG CARP (Collegio degli Attivisti per la Riduzione della Povertà).

Il percorso di attivista del Dott. Mamadou Saliou Camara inizia nella prima metà degli anni ’80, quando frequentava la prestigiosa università Gamal Abdel Nasser. Gli anni ottanta furono per la Guinea un decennio di transizione da un regime totalitario ad un regime di libero mercato e, di conseguenza, la situazione caotica del paese aveva provocato vari stalli sia a livello socio-economico che accademico. Le continue interruzioni nel normale decorso dell’insegnamento spinsero un gruppo di studenti universitari, di cui faceva parte l’ancora giovane Camara, a creare un’associazione con l’obiettivo principale di facilitare lo svolgimento dei corsi e l’assimilazione dei programmi da parte degli studenti, nonostante le difficoltà legate al periodo storico.

Terminati gli studi in medicina, il Dott. Camara decise di proseguire il percorso nel mondo dell’attivismo, creando, negli anni ’90, un’organizzazione non governativa chiamata Fraternità Medica di Guinea (FMG).  L’intento era di offrire, attraverso consigli e cure mediche gratuite, un’assistenza medico-sociale alle fasce più vulnerabili della popolazione.

Da due anni, inoltre, il Dott. Camara lavora attivamente con l’ONG italiana LVIA (Associazione Internazionale Volontari Laici) nell’ambito di un progetto sullo stato civile finanziato da AICS, denominato “Diritto al Nome” e inerente all’iscrizione anagrafica dei bambini.

L'iscrizione di un bambino all’anagrafe è un atto fondamentale, attraverso cui gli viene garantita un'identità legale, la possibilità di espressione ed affermazione sociale, ed è pure un mezzo di protezione. I bambini non registrati all’anagrafe, infatti, sono esposti a molte forme di abusi, senza alcun tipo di tutela.

Il certificato di nascita accompagnerà il bambino per tutta la vita, nel contesto dell’istruzione, della vita professionale, dei viaggi, nel legame matrimoniale, nelle questioni di proprietà ed eredità, fino all'ultimo atto che viene rilasciato, il certificato di morte.

Un bambino che possiede il proprio certificato di nascita è un bambino protetto, viene riconosciuto come cittadino a tutti gli effetti e potrà beneficiare di tutti i diritti che gli spettano.

Nel contesto guineano è importante sottolineare i principali ostacoli, per lo più socio-culturali, legati alla registrazione del bambino all’anagrafe. Lavorando in diverse regioni della Guinea, il Dott. Camara si è reso conto che, a volte, i genitori non sono propensi ad intraprendere le azioni necessarie all’ottenimento del certificato di nascita, perché per loro il nome del bambino è legato ad aspetti sacri e mistici che non si possono violare. Nelle loro credenze, parlare troppo spesso del nome, nominarlo, pubblicarlo nei documenti darebbe la possibilità agli spiriti maligni e alle persone malintenzionate di nuocere al bambino, preferendo così dare un soprannome ai propri figli anzichè chiamarli con il nome di battesimo.

Un altro ostacolo al processo di registrazione è l’inconsapevolezza dei genitori sull’importanza del certificato di nascita nella vita di un individuo, non essendo ben noti i diritti di cui si può beneficiare.

A volte si tratta di una procedura lunga, che puo’ comprendere anche spostamenti su grandi distanze per raggiungere l’ufficio anagrafico di competenza, e cio’ rappresenta un ostacolo da considerare nella fase di attuazione dei progetti.

Altre volte la lentezza burocratica frena l’entusiasmo iniziale della popolazione che partecipa alle campagne di sensibilizzazione. In generale, nel Paese, per il 62% dei bambini/e di meno di 5 anni la nascita è stata registrata e il 51% ha un certificato di nascita. Nelle zone rurali, la percentuale di nascite registrate scende al 54% (dati EDS 2018).

Nella regione di Labé, nell’ambito del progetto “Diritto al nome” , fra i vari interventi sono stati realizzati anche eventi teatrali nelle scuole e campagne di sensibilizzazione coinvolgendo in particolare bambini/e e ragazzi/e. In questo modo èstata spiegata ai diretti interessati  l’importanza del certificato di nascita per il rispetto dei loro diritti e anche per un senso di patriottismo, perché difendendo il loro diritto di voto difendono anche la loro patria. Infatti, con il certificato di nascita si determina quando una persona è maggiorenne e quindi in grado di esercitare il proprio diritto di voto durante le elezioni o referendum, e in extremis, la possibilità di essere eletti a cariche pubbliche mediante votazione.

Il progetto “Diritto al nome”, attraverso le sue iniziative, ha innescato un maggior senso civico nei giovani. Hanno infatti recepito che i loro diritti possono essere calpestati se loro stessi non li tutelano, e che lo Stato deve garantire i diritti inviolabili del cittadino assieme alla richiesta di adempiere ai doveri inderogabili verso gli altri.

Durante numerose campagne di sensibilizzazione e formazione si è messo un accento particolare sul registro elettorale, collegato al registro della popolazione, attraverso cui si è in grado di sapere il numero esatto dei cittadini residenti sul territorio. La prima fonte per il sistema anagrafico è il soggetto stesso, con i suoi spostamenti, con il formare una nuova famiglia, con le nascite e i decessi, tutti eventi che devono essere  tempestivamente registrati dall’anagrafe. Quindi, un registro anagrafico regolarmente aggiornato permette di avere un registro elettorale corretto, che a sua volta consente un processo elettorale ed elezioni trasparenti, l’accettazione dei risultati, una sicurezza socio-politica e, per concludere, una crescita economica del Paese a lungo termine.

Secondo il Dott. Camara, il progetto “Diritto al nome”, approfondendo le conoscenze della collettività, ha avuto un fortissimo impatto sociale poiché si sono riscontrati cambiamenti nei comportamenti.

Le donne hanno avuto e hanno tuttora un ruolo cruciale nella procedura di registrazione dei figli all’anagrafe, perché tutto inizia nella struttura sanitaria in cui nascono. La dichiarazione di nascita viene rilasciata dall’ostetrica o dal medico che hanno assistito al parto, rappresenta una notifica obbligatoria per legge e consente la successiva iscrizione nel registro comunale dello stato civile. In questa fase vengono fornite alla madre tutte le informazioni necessarie per far capire la rilevanza del certificato di nascita, tutti gli atti da avviare per il conseguimento di quest’ultimo e la scadenza legale entro cui bisogna presentare i documenti all’anagrafe. Una donna ben informata a sua volta potrà trasmettere le conoscenze acquisite ad altre donne e le runioni che organizzano nei gruppi di auto-aiuto diventano un mezzo per veicolare le informazioni. Una donna ben informata non solo sarà in grado di divulgare informazioni corrette, ma potrà allo stesso tempo convincere altre donne a cambiare atteggiamento e indurle ad adottare comportamenti socialmente responsabili, inseriti in una prospettiva di salvaguardia della salute e dei diritti della famiglia, come ad esempio le regolari visite prenatali, un parto assistito, la registrazione all’anagrafe dei figli.

Le donne costituiscono un’enorme fonte di idee, proposte e soluzioni alternative per stimolare l’iscrizione anagrafica dei bambini, in quanto esse stesse sono le prime a dover convincere i propri mariti reticenti e quasi sempre sono obbligate ad intraprendere da sole tutte le azioni necessarie per la registrazione, affrontando ostacoli geografici, finanziari e burocratici. Una soluzione innovativa che ha avuto grande successo per agevolare la procedura, e’ stata ad esempio quella di suggerire al personale amministrativo di recarsi regolarmente presso le strutture sanitarie, al fine di facilitare la consegna della dichiarazione di nascita.

La società guineana dovrebbe appoggiare, incentivare e proteggere tutti i movimenti che mirano a stabilire l’uguaglianza politica, economica e sociale tra i sessi, in quanto le donne, a tutte le età e in tutte le comunità, sono state e sono tuttora in vari modi discriminate rispetto agli uomini.

A tal fine è importante porre le donne al centro dei processi decisionali, per promuovere l'adozione da parte delle comunità di comportamenti e pratiche favorevoli allo sviluppo sociale ed economico della collettività.

A cura di Maria Emma Manfrin  e  Myriam Bašić

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