Dal Senegal un augurio fatto di sfide e possibilità

Si chiude un anno intenso: tante le sfide affrontate e superate, sicuramente qualche delusione e momento di difficoltà, ma penso che del 2018 si possa fare un bilancio davvero positivo.

Un anno all’insegna dell’Europa per la sede AICS di Dakar: la firma della Programmazione Congiunta in Senegal e la presa in carico di tre progetti di cooperazione delegata.

Abbiamo lavorato fianco a fianco con i partner dei Paesi di nostra competenza assicurando un supporto costante alle iniziative ma al tempo stesso intessendo relazioni e rafforzando ponti, legami e anche amicizie.

La nostra regione si trova al centro di sfide globali, in mezzo alle rotte di chi spera in un futuro migliore e chi è in cammino verso la speranza. Siamo chiamati a costruire un modo nuovo, fatto di opportunità e di punti di vista diversi, che a volte sembrano a noi stessi difficili da trovare e mantenere. Credo che sia davvero un’occasione preziosa per noi tutti confrontarsi con un lavoro che dà la possibilità di credere nel cambiamento e che ti obbliga a trovare soluzioni, facendoti sentire parte del processo globale.

Ringrazio tutto il mio staff per la voglia di mettersi in discussione e la disponibilità al confronto, che ci aiutano nei momenti difficili e che consentono di rendere il nostro lavoro stimolante e interessante al di là degli ostacoli della burocrazia. Ringrazio tutti per alleggerire il carico e per creare un ambiente di lavoro positivo: chi si rende disponibile anche oltre il dovuto, chi si rimbocca le maniche nei momenti di difficoltà, chi pone la critica e la discussione come elementi essenziali per il miglioramento del lavoro di tutti.

Un nuovo anno ci aspetta con tante altre sfide e con la possibilità di mettere a frutto il lavoro di cantiere fatto nel corso del 2018. Al nostro fianco i colleghi di Roma che sappiamo vicini anche quando la distanza geografica sembra farsi pesante; l’Agenzia ha un nuovo anno sulle spalle, una maggiore esperienza e consapevolezza della sua autonomia, a noi tutti il compito di rafforzare il suo ruolo e raggiungere i traguardi fissati internamente e dall’esterno.

A cura di: Alessandra Piermattei
Titolare della sede AICS di Dakar

Programma di miglioramento del sistema di registrazione delle nascite nelle regioni di Conakry e di Labé: una missione AICS in Guinea per delineare sfide e opportunità

Una rappresentanza della sede AICS di Dakar si è recata in Guinea dal 21 al 26 ottobre 2018 per una missione organizzata nell'ambito del "Programma di miglioramento del sistema di registrazione delle nascite nelle regioni di Conakry e di Labé - AID 11577".

Durante la missione, l'esperta AICS, Anna Maria Badini, accompagnata dall’esperto sanitario basato a Conakry, Dario Mariani, ha realizzato una serie di incontri in merito al suddetto programma con istituzioni, autorità locali e organismi internazionali a Conakry e a Labé. Inoltre, si è tenuto un incontro informativo con i rappresentanti delle OSC italiane presenti in Guinea e con l’UNICEF sul bando affidato - relativo all’ “Iniziativa di sensibilizzazione comunitaria per promuovere l’utilizzo dei servizi di registrazione delle nascite nelle regioni di Conakry e Labé – AID 11577” - volto a facilitare la formulazione di proposte in linea con le aspettative dell'AICS e le attività implementate da UNICEF, attraverso la componente multilaterale.

La missione è stata utile per permettere un primo incontro con i partner progettuali e favorire una migliore presa di coscienza delle problematiche legate sia al contesto politico che allo stato civile. Gli scambi avvenuti son stati molto proficui e hanno permesso di delineare una serie di sfide e di opportunità.

Sono state riscontrate delle criticità rispetto alla qualità attuale delle registrazioni delle nascite, agli errori nella compilazione e anche all’attenzione nell’archiviazione e conservazione della documentazione. Inoltre, nella regione di Labé, le difficoltà di accessibilità geografica e i costi indiretti legati al trasporto si configurano come un ostacolo alla registrazione delle nascite allo stato civile.

Tuttavia, queste criticità possono essere in buona parte mitigate dall’esperienza acquisita da UNICEF nella modernizzazione dello stato civile e dalla creazione di un Ufficio locale dell’agenzia UN a Labé nonché dalla forte mobilizzazione degli attori istituzionali a livello nazionale, regionale e comunale sulla tematica del rafforzamento dello stato civile che rappresenta una priorità governativa.

Inoltre l’AICS, incontrando fin dall’inizio i principali stakeholders ha dimostrato un impegno forte per il raggiungimento degli obiettivi del progetto sottolineando l’importanza di un pieno coinvolgimento di tutti gli attori sul terreno.

A cura di: Anna Maria Badini Confalonieri




CinemArena 2018 – Dal Senegal una carovana di cinema itinerante per sensibilizzare sulla migrazione irregolare

Dakar – Venerdi 5 Novembre si è tenuta la conferenza stampa volta a presentare le attività realizzate nell’ambito della campagna informativa “CinemaArena” in Senegal. L’iniziativa è stata finanziata attraverso il Fondo Africa 2018 del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per un importo complessivo di due milioni di Euro e realizzata dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) in collaborazione col Ministero dell’Interno e con l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).

All’incontro hanno partecipato l’Ambasciatore d’Italia a Dakar, Francesco Paolo Venier, il rappresentante regionale dell’OIM, Richard Danziger, il Direttore della Cinematografia del Ministero della Cultura e dello Spettacolo del Senegal, Hugues Diaz ed il Dott. Alessandro Palumbo, in rappresentanza della sede AICS di Dakar.

Con più di 15 anni di esperienza in più di 30 paesi d’Africa, d’America latina e d’Asia, il CinemArena è una campagna informativa che, attraverso il cinema itinerante, sensibilizza su questioni sociali e sanitarie. Dal 2017, la Cooperazione italiana ha realizzato l’iniziativa in Burkina Faso e in Senegal per sensibilizzare sulla delicata questione della migrazione irregolare. Da questa esperienza è nata una nuova collaborazione con il Ministero dell’Interno italiano e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) che ha permesso di creare sinergie con la campagna informativa: “Aware Migrants”.

La nuova edizione di CinemArena ha portato il cinema all’aperto in oltre 20 villaggi di cinque differenti regioni del Senegal, dal 1 al 30 ottobre 2018. La carovana proseguirà poi verso la Costa d’Avorio, la Nigeria, la Guinea, il Sudan per terminare il 30 Aprile in Gambia. Saranno più di 200 i villaggi raggiunti con l’intento di promuovere una corretta informazione sui rischi legati alla migrazione irregolare attraverso proiezioni di film e documentari, la presentazione di testimonianze di migranti e la promozione di dibattiti con la popolazione locale. L’idea è di trasformare  gli spettatori in attori, protagonisti del cambiamento, creando una sorta di “arena” in cui è possibile confrontarsi in maniera schietta e diretta.

Scopo della campagna è quello di raggiungere ed informare un’ampia fascia della popolazione, in particolare i giovani e le categorie più vulnerabili, considerati come potenziali migranti irregolari, non solo sui rischi legati alla scelta di un progetto migratorio irregolare ma soprattutto sulle possibilità di realizzazione socio-lavorative in loco. In particolare, l’iniziativa rappresenta un canale informativo che affianca all’informazione preventiva la promozione di azioni di cooperazione rivolte alla creazione di opportunità di lavoro ed al miglioramento delle condizioni di vita locali.

Alla conferenza stampa erano presenti numerosi media locali che hanno dato ampia visibilità ad un’iniziativa, CinemArena, da sempre apprezzata e supportata dalla popolazione senegalese.

A cura di: Chiara Barison
Responsabile Comunicazione

“Perché non restare?” – Pubblicato il rapporto Green Cross-AICS sulla migrazione dal Senegal

Ad emigrare dal Senegal sono soprattutto uomini di età compresa tra i 30 e i 50 anni, privi di un titolo di studio o con un livello di istruzione molto basso, per la maggior parte diretti in Francia, in Gabon, in Repubblica del Congo  e in Italia. È quanto emerge dal rapporto “Perché non restare?”, un’indagine sul fenomeno migratorio condotta in cinque villaggi della regione rurale di Matam, nel nord-est del Senegal, realizzato dall’organizzazione non governativa Green Cross Italia e presentato in occasione della Giornata mondiale dell’Africa che ricorre domani, 25 maggio. La ricerca è stata compiuta nell’ambito del progetto “Energia per restare”, finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), che ha l’obiettivo di combattere la migrazione irregolare supportando lo sviluppo agricolo, sostenibile e di lunga durata.

Secondo lo studio, gli emigranti senegalesi lasciano il paese per motivi economici, per cercar fortuna, ma anche per perfezionare gli studi, con l’intenzione poi di tornare. Il 90 per cento delle persone intervistate riceve soldi dal parente emigrato, somme mensili che nella maggior parte dei casi vanno dai 4,5 ai 150 euro ma che superano anche i 300 euro, usati per le spese della famiglia: cibo, bollette, educazione, cure sanitarie. Una realtà confermata da tutte le recenti statistiche: nell’ultimo decennio, infatti, sono aumentate le rimesse inviate dai migranti in Senegal e nel periodo 2010-2014 hanno rappresentato in media l’11 per cento del prodotto interno lordo (Pil) annuo. I dati e le informazioni contenuti nel rapporto sono stati raccolti dalla Ong intervistando direttamente 564 famiglie residenti nei villaggi beneficiari, dedite all’agricoltura, composte per lo più da 10 membri, con almeno un parente emigrato all’estero, e attraverso 17 focus group, discussioni tra diversi gruppi della popolazione sul tema della migrazione.

Roma – CinemArena in partenza per 200 villaggi africani per promuovere una migrazione consapevole

Roma - Martedì 9 ottobre, nella sala Aldo Moro del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha avuto luogo la conferenza stampa di presentazione della nuova edizione di CinemArena, la storica iniziativa itinerante che dal 2002 porta l'emozione del cinema all'aperto nelle zone più remote.

La stagione 2018-2019 è partita il 20 settembre scorso con una carovana di camion attrezzati che percorrerà le strade dell'Africa fra Senegal, Costa d’Avorio, Guinea, Gambia, Nigeria e Sudan, portando l'esperienza della proiezione cinematografica in oltre 200 villaggi.

Creare occasioni di informazione pubblica sui rischi della migrazione irregolare è l’obiettivo della nuova edizione che, quest’anno, sarà dedicata ai principali Paesi d'origine dei migranti che cercano di arrivare in Europa attraverso il mare. In ogni villaggio toccato dalla carovana saranno proiettati di film di intrattenimento e video di sensibilizzazione sui rischi della migrazione irregolare ai quali seguiranno workshop, spettacoli teatrali e attività culturali.

L’edizione 2018-2019 di CinemArena è un’iniziativa AICS, finanziata con il Fondo Africa del MAECI e realizzata insieme al Ministero dell’Interno e all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).

"CinemArena raggiunge comunità in aree soggette al fenomeno migratorio, rivolgendosi alle giovani generazioni e alle famiglie. Gli eventi saranno realizzati in circa 40 aree in ogni Paese - ha spiegato Luigi Maria Vignali, Direttore generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del MAECI - offrendo esperienze uniche in luoghi in cui non esistono attività di cinema e intrattenimento. Grazie a CinemArena abbiamo uno strumento in più per contrastare le attività criminali dei trafficanti di esseri umani che approfittano della disinformazione per lucrare sui pericolosi viaggi migratori."

Secondo il Vice direttore dell'AICS Leonardo Carmenati "informare le persone sui pericoli del percorso migratorio è un elemento di protezione dei migranti. Sensibilizzare serve ad aumentare la consapevolezza dei rischi che si corrono. CinemArena sarà un successo e porterà i frutti che auspichiamo."

Un valore aggiunto di quest'anno è stato creato dalla sinergia con la campagna informativa Aware Migrants dell’OIM, già diffusa sui canali social, radio e TV. “I migranti che arrivano in Italia - ha spiegato Federico Soda, direttore dell’ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM - spesso ci raccontano di aver lasciato il proprio Paese senza essere consapevoli delle difficoltà del viaggio e del livello di violenza a cui sarebbero stati sottoposti. La nostra campagna è nata due anni fa proprio per questi migranti, non rifugiati, con l’obiettivo di informarli, attraverso video testimonianze, sui rischi del viaggio e di metterli nelle condizioni di prendere una decisione libera e consapevole. Grazie a CinemArena il messaggio di Aware Migrants potrà essere ulteriormente divulgato in 200 villaggi africani."

Comunicato stampa

Nei mesi di giugno e luglio 2018, in occasione dei mondiali di calcio, il team di CinemArena ha organizzato proiezioni speciali in Mozambico, in 24 distretti delle province di Zambezia e Nampula. La possibilità di guardare le partite del campionato del mondo sul grande schermo ha richiamato ovunque un pubblico numeroso, che ha seguito con interesse anche i filmati e gli spettacoli di sensibilizzazione in tema di educazione sanitaria.

Senegal – Prendersi l’impegno e scommettere sull’Africa, il movimento ‘Afrique Positive’ guarda avanti

Dakar - Si chiama “Afrique Positive” un movimento di giovani attivisti senegalesi che ha come obiettivo principale la valorizzazione del territorio e della riuscita in loco. Nato nell’ambito del progetto PUCEI per la creazione di impiego a favore dei giovani e delle donne nelle regioni di Saint Louis (Senegal) Oio, Cacheu e Tombali (Guinea Bissau) e Alta Guinea (Guinea), Afrique Positive è parte integrante di una iniziativa più ampia che mira a diffondere informazioni sui servizi e le opportunità in Africa occidentale e sensibilizzare la gioventù africana sulla possibilità di realizzare un progetto di vita nel proprio Paese. Il progetto, finanziato dalla Cooperazione italiana, è promosso dalle Ong CISV e LVIA.

Il nome stesso del movimento - Afrique Positive - intende sottolineare ciò che di positivo il continente africano ha da offrire, senza cadere nelle banalità dell’afro-entusiasmo o dell’afro-pessimismo. I giovani attivisti sono bensì afro-realisti: coscienti dei problemi e delle sfide che il continente vive, ma motivati nel divenire essi stessi motore di uno sviluppo che comincia innanzitutto con il rivoluzionare le mentalità e i punti di vista.

“Se parliamo di migrazione irregolare, uno dei problemi principali è legato secondo me alla fiducia” spiega Omar Sow, 26 anni, membro di Afrique Positive. “Pensiamo ad esempio che per finanziare un progetto migratorio irregolare i soldi da investire possono arrivare anche a 10mila dollari. E poi cosa succederà? Una volta spesi questi soldi, se la persona avrà fortuna potrà ritrovarsi all’estero, ma senza documenti e senza soldi. E' strano che tante persone preferiscano ritrovarsi all’estero senza soldi piuttosto che in Senegal, con la stessa cifra. Una riflessione è dunque d’obbligo. Pensiamo all’esempio dei bambini dei villaggi che partono in città per le vacanze. Una volta rientrati saranno considerati “migliori” o comunque avranno un valore aggiunto solo per il fatto di essere partiti. Se c’è una cosa che ho capito grazie al mio attivismo - continua Omar - è che il punto essenziale è trasformare i candidati all’emigrazione irregolare in attori di cambiamento e di sviluppo. Renderli partecipi significa responsabilizzarli e la responsabilità comincia con l’immagine che ciascuno ha di sé e l’esempio che vuole, o che può, dare agli altri. Questo implica necessariamente fiducia.”

Una nuova visione, dunque, che non esclude le problematiche esistenti ma che non si focalizza esclusivamente su di esse. Il punto di partenza cambia in conseguenza: non sarà più centrato sui problemi bensì sulle opportunità. Secondo gli attivisti del movimento, infatti, “non si può parlare dello sviluppo dell’Africa senza fare riferimento ai giovani, che devono riconoscere il proprio potenziale, riunirsi e consolidare una sinergia attiva in questo senso”.

Afrique Positive punta a sensibilizzare i giovani e renderli partecipi della vita sociale, culturale ed economica del loro Paese. Come spiega Bruno Schettini in “Alfabetizzare per coscientizzare: la lezione di Paulo Freire”, il coscientizzare deve essere inteso come “un processo con il quale gli uomini si preparano ad inserirsi criticamente nell’azione di trasformazione, avendo così l’opportunità di riscoprire sé stessi attraverso la riflessione sul processo stesso della propria esistenza. Ciò che si cerca di fare nel processo di coscientizzazione non è attribuire alla coscienza un ruolo di creazione ma, al contrario, riconoscere il mondo statico “dato” come un mondo dinamico “che dà” […]. Riflessione e azione sono, quindi, indissociabili perché l’azione è prassi solo se il sapere che l’accompagna si fa esso stesso oggetto di riflessione critica per la trasformazione di una realtà troppo spesso data come fissa perché abilmente invocata come appartenente ad un ordine immutabile”. E in quest’ottica il movimento Afrique Positive diventa assolutamente rivoluzionario.

In un contesto come quello attuale, che vede nella partenza la sola via di riuscita e negli emigrati il simbolo di una riuscita che spesso è mitizzata e non sempre corrispondente ad un reale miglioramento della condizione di partenza, diventa fondamentale dare visibilità a modelli di riuscita alternativi, che pure esistono, anche in loco. Come quello dello stesso Omar Sow, nato e cresciuto a Louga, città simbolo dell’emigrazione, che grazie all’associazionismo ha trovato in Senegal la sua opportunità. Oggi portavoce del movimento, conduce su una radio locale una trasmissione dedicata ai giovani ed è parte integrante della piattaforma “La parole aux jeunes” che sui social network ha un seguito di circa 18.000 utenti.  Qui si discutono problematiche legate a temi di interesse pubblico come educazione, genere, imprenditoria e sanità.

“La vera avventura è quella di restare e di impegnarsi per il Senegal”, dicono i ragazzi del movimento. Nella loro forza e determinazione c'è la voglia di essere protagonisti dello sviluppo e di offrire un esempio, in una esperienza che può essere definita come afro-responsabilità.

A cura di: Chiara Barison
Responsabile Comunicazione

Senegal – Patrimonio culturale e cittadinanza, le sfide ambiziose delle università di Dakar e St. Louis

La lingua italiana e l’educazione alla cittadinanza sono stati i principali temi su cui si è discusso lo scorso 22 giugno all'Università pubblica di Dakar Cheikh Anta Diop in occasione del lancio del programma di sostegno universitario per la valorizzazione del patrimonio culturale e l'educazione alla cittadinanza in Senegal.

Il progetto, finanziato dalla Cooperazione italiana in collaborazione con l’Unesco, il Ministero dell’Educazione senegalese, l’Università Cheikh Anta Diop e l’Università Gaston Berger di Saint-Louis ha come obiettivo principale la valorizzazione del patrimonio culturale e l’educazione alla cittadinanza in Senegal. Una cittadinanza attiva tra cultura, identità e appartenenza civica ma, soprattutto, aperta al mondo e capace di rispondere alle seguenti questioni: che tipo di cittadino voglio essere? Che tipo di cittadino voglio diventare? Che tipo di Paese voglio costruire?

Proprio per contribuire alla formazione di un nuovo modello di cittadino, cosciente, preparato e capace di valorizzare il proprio territorio, il programma ha deciso di puntare su alcuni assi prioritari tra cui il miglioramento delle capacità gestionali nel settore della conservazione del patrimonio culturale, la promozione di corsi di formazione in genere, pace, cittadinanza e democrazia e il miglioramento dell’offerta pedagogica delle Università Cheikh Anta Diop di Dakar e Gaston Berger di Saint-Louis.

Il Senegal può contare su un ricco patrimonio naturale e culturale che non sempre è conosciuto o non sufficientemente valorizzato. Sette sono i siti iscritti a patrimonio mondiale dell’umanità: l’isola di Gorée, l’isola di Saint Louis, il parco nazionale di Niokolo – Koba, i cerchi di pietra del Senegambia, il santuario nazionale degli uccelli di Djoudj, il delta del Saloum, il paese Bassari.

L'iniziativa si propone di valorizzare questo ricco patrimonio attraverso l’ampliamento della formazione ai mestieri ad esso legati, il rafforzamento delle capacità pedagogiche di insegnanti e ricercatori universitari e il potenziamento della cooperazione tra le università senegalesi e quelle italiane. Tra le priorità del programma si inserisce anche il sostegno alla promozione della lingua italiana nelle due università beneficiarie. Il rafforzamento dei programmi di apprendimento della lingua italiana, già insegnata all’Università Check Anta Diop, ampiamente diffusa e in costante aumento nelle scuole secondarie di tutto il Senegal, rappresenta uno strumento chiave per potenziare le relazioni culturali e il forte legame storicamente esistente tra il Senegal e l’Italia, rispondendo così a un bisogno vivo e sentito vista l'importante presenza della diaspora senegalese in Italia.

Le zone di intervento sono le regioni di Dakar e Saint-Louis, dove è concentrata la maggior parte del patrimonio artistico e culturale e dove sono situate le università beneficiarie, in modo tale da ottimizzare l’utilizzo delle risorse accademiche e massimizzare l’impatto nel settore della gestione del patrimonio culturale.

Per favorire la promozione e il rafforzamento delle relazioni culturali e universitarie tra Italia e il Senegal nei settori della promozione del patrimonio culturale e della lingua italiana sono previsti accordi di partenariato, programmi di formazione e scambi culturali che permetteranno di valorizzare le capacità tecniche in tali settori.

La presentazione del programma ha visto la partecipazione delle principali delle istituzioni coinvolte: accanto all’Ambasciata d’Italia a Dakar e alla Cooperazione italiana, l’UNESCO, il Ministero senegalese dell’Educazione Superiore e della Ricerca e le due università beneficiarie.

A cura di: Chiara Barison
Responsabile Comunicazione

A Bambey si celebra l’inizio del nuovo anno scolastico nel segno dell’educazione e dell’empowerment femminile

Bambey (dipartimento di Diourbel) - Una delegazione della sede di Dakar dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo ha presenziato alla cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico 2018-2019 a fianco del Ministro dell'Educazione Nazionale senegalese, Serigne Mbaye Thiam.
L'Italia, partner ormai storico del Senegal nel sostegno al settore educativo, perno strategico dello sviluppo del paese, era l’unico paese straniero invitato. Una mattinata di festa in compagnia del Ministro, degli allievi, degli insegnanti e soprattutto delle madri dei ragazzi, raccolte in un'attiva Associazione delle Madri degli Alunni (AME) sostenuta dal Progetto d’Appoggio all’Educazione Femminile e all’Empowerment delle donne per uno sviluppo locale inclusivo (PAEF Plus). Il progetto, del valore di 4 milioni di euro interviene in 149 scuole elementari, medie e superiori nelle regioni di Diourbel, Fatick, Kaffrine, Kaolack, Kolda e Sedhiou.

Ancora oggi in Senegal persistono purtroppo forti discriminazioni che impedisco alle donne di accedere all’istruzione. Gli ostacoli alla scolarizzazione femminile sono molteplici e di varia natura: si intersecano infatti fattori socio-economici, socio-culturali e legati alla domanda e all’offerta dei servizi scolastici. Nelle zone rurali è diffusa la percezione della poca utilità dell’istruzione per le bambine, considerata più come una spesa che come un guadagno. Il processo di scolarizzazione delle giovani è considerato poco importante relativamente all’immaginario che si ha sul ruolo della donna, tutto incentrato sul suo lavoro riproduttivo e domestico. Nelle zone urbane la percezione dell’educazione delle donne è sicuramente più̀ positiva ma il grande tasso di disoccupazione dei giovani istruiti non contribuisce certo a percepire il servizio scolastico come strumento di promozione economica e sociale. Pertanto la promozione dell’accesso all’istruzione e del mantenimento a scuola delle bambine e delle adolescenti è fondamentale per contribuire a rafforzare i processi di empowerment sociali, economici e politici delle donne. È risaputo che garantire l’istruzione femminile rappresenta un fattore strategico per lo sviluppo e che i progressi in materia d’istruzione sono fondamentali per contribuire al raggiungimento di tutti gli altri Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo ed in particolare la lotta contro la povertà, la promozione della salute materna, infantile e comunitaria e della protezione dell’ambiente. La Cooperazione italiana si è impegnata in questo settore considerandolo nella sua complessità fin dalla realizzazione del progetto PAEF nel 2009 e continuando l’impegno preso con il progetto PAEF plus, orientato alla promozione dell’istruzione secondaria delle ragazze. Il progetto PAEF Plus vuole contribuire alla promozione dell’uguaglianza di genere attraverso l’eliminazione delle disparità d’accesso all’educazione primaria e secondaria, sostenendo l’attuazione della “politica di genere” del “Programma di miglioramento della qualità, dell’uguaglianza e della trasparenza – PAQUET” elaborato dal Governo del Senegal per il settore dell’istruzione e della formazione 2013-2025. I due obiettivi del progetto sono semplici: trattenere le ragazze a scuola focalizzandosi sull’eliminazione delle cause legate all’abbandono degli studi attraverso il finanziamento di borse di studio, l’organizzazione di corsi di recupero, la fornitura di uniformi e kit scolastici e il supporto all’autonomizzazione economica e sociale delle madri delle alunne, attraverso l’organizzazione di formazioni tecniche e funzionali e il finanziamento delle loro attività economiche (3.800 le madri coinvolte). La metà dei benedici prodotti da queste attività è reinvestito nella scuola permettendo così una sostenibilità nel tempo dell’educazione delle alunne.

Obiettivi importanti che sono stati celebrati anche in occasione di questo incontro a Bambey, per un inizio scolastico pieno di nuove prospettive e grandi risultati all’insegna dell’autonomizzazione femminile.

A cura di: Chiara Barison
Responsabile Comunicazione