Ndiaxass culinari: un viaggio fatto di immagini, sapori e persone per scoprire il Senegal attraverso i piatti di sei chef

Senegal: sei prodotti del territorio, sei chef residenti nel paese, sei ricette che mescolano tradizione e nuove influenze. Questi gli ingredienti di «Ndiaxass culinari», un progetto di comunicazione internazionale realizzato nell’ambito del programma di cooperazione delegata, Pacersen Bis.

Ndiaxass, in wolof, significa, “mix, patchwork”, tasselli di diversa natura che danno vita a risultati unici, nuovi. Il progetto ha voluto dare voce al Senegal odierno, fatto di storie e persone provenienti da orizzonti ed esperienze differenti ma unite dalla voglia di riscoprire le tradizioni, creando e innovando. Un paese in movimento, al centro certo di innumerevoli sfide, ma che vuole mostrarsi in tutta la sua prorompente energia.

Fonio, melanzana amara, tamarindo, bissap, farina di arachidi sono solo alcuni dei protagonisti di questo viaggio in sei puntate per parlare di sostenibilità, agricoltura, esperienze migratorie e professionali, valorizzazione del territorio, progettualità.

Bounama Coulibaly è chef in una struttura nota del Sine Saloum, regione molto amata sia dai senegalesi che dai turisti. Una vita dedicata alla passione per la cucina, alcune esperienze professionali in altri paesi africani e la voglia di presentare ai clienti i piatti tipici della tradizione.

Omar Ngom ha vissuto, invece, a cavallo tra Senegal e Italia, dove ha imparato il mestiere di cuoco. Un amore, il suo, per il dettaglio, la precisione, per un gusto, oltre che culinario, estetico. Da qualche anno Omar è tornato a Dakar dove ha voluto fare tesoro della sua esperienza, proponendo piatti della tradizione italiana rivisitati con prodotti del territorio.

Alessandro Merlo è uno chef italiano, formatosi in grandi capitali del mondo e che da anni vive in Senegal. Per lui la parola d’ordine è l’eccellenza. Un’eccellenza che passa dalla qualità dei prodotti e del servizio. Nella puntata a lui dedicata ha voluto presentare un piatto che è l’incontro di due ingredienti tipici della cucina senegalese e italiana, lo jaxatu (melanzana amara) e la mozzarella di bufala.

Hitomi Saito è una chef giapponese formatasi a Parigi e ora residente a Dakar. La sua è la storia di una passione e di un costante miglioramento. La sua cucina, salutare e semplice, si basa su prodotti del territorio a cui aggiunge la sapienza di alcuni ingredienti del suo paese d’origine, il Giappone.

Tamsir Ndir è considerato un’istituzione, a Dakar. Chef e animatore culturale, racconta con emozione il suo percorso per diventare chef, nonostante le reticenze familiari. Racconta le esperienze e anche i fallimenti, i viaggi e il desiderio di tornare in patria. Un percorso che gli ha permesso di diventare tra gli chef maggiormente apprezzati del panorama senegalese, soprattutto per il suo impegno nel valorizzare una cucina tradizionale, ad immagine di quella della madre.

Ad accompagnarci in questo viaggio culinario e umano, Raoul Coly, chef e animatore TV. Lo chef Coly conduce una trasmissione intitolata “Rendez-vous” su Canal Plus Afrique e dedicata alla scoperta dei differenti paesi africani attraverso le loro tradizioni culinarie.

Ndiaxass culinari al di là di presentare persone che fanno cose, piatti della tradizione e prodotti locali, vuole sradicare i più comuni stereotipi legati al continente e che condizionano spesso un immaginario poco realista. Il progetto vuole contribuire, con immagini e contenuti nuovi, alla costruzione di quel concetto di afro-responsabilità spiegato magistralmente da Hamidou Anne in Foo Jem.

Ndiaxass culinari è stato lanciato nell’ambito della scorsa edizione di Terra Madre, Salone del gusto.

A cura di Chiara Barison

PASPED: 1400 contratti di stage stipulati nel 2021 per promuovere la creazione di lavoro e impiego stabile

Il progetto PASPED, finanziato dall'Unione europea e attuato dall'AICS Dakar, mira a sostenere il settore privato e la creazione di posti di lavoro in Senegal nelle regioni di Dakar, Diourbel, Thiès, Kaolack, Louga e Saint-Louis. Dal suo inizio nel 2019, il team del progetto ha stabilito dei partenariati cercando una collaborazione con i servizi governativi decentralizzati. Nell'ambito della componente 3, che mira all'integrazione professionale dei giovani formati, è stato firmato un accordo di 15 mesi con le Agenzie Regionali di Sviluppo (ARD) nelle sei regioni interessate. Questa collaborazione ha permesso l'attuazione di un sistema di incentivi per la creazione di posti di lavoro sotto forma di sovvenzione di quasi 1.400 contratti di stage di durata compresa tra sei e dodici mesi, con 516 MPMI. Le ARD hanno svolto un ruolo essenziale nell'analisi dei bisogni delle imprese in termini di risorse umane e nella preselezione dei candidati, che sono stati assunti secondo la loro formazione e i profili richiesti, in vari settori economici. Questo lavoro di incontro tra domanda e offerta di lavoro ha beneficiato molto della dimensione territoriale delle ARD attive nelle sei regioni. L’iniziativa, la cui prima fase si è conclusa il 30 novembre 2021, è complementare alle azioni dello Stato senegalese volte a migliorare le politiche dell’impiego in un’ottica di decentramento territoriale, così come al Programma di emergenza per l’impiego e l’inserimento socio-economico dei giovani. Il mese di marzo 2022 vedrà l’inizio di una nuova fase per permettere l’inserimento professionale di circa 800 giovani uomini e ragazze formati. Negli ultimi mesi, una più forte sinergia con il Ministero del Lavoro e il Ministero dell’Impiego ha permesso di definire un quadro di collaborazione per lo svolgimento di attività di sensibilizzazione sulla cultura del lavoro dignitoso, formale e ben retribuito, e sui benefici della formalizzazione delle imprese, e per definire le modalità in cui AICS potrà sostenere la nuova strategia di decentralizzazione delle politiche dell’impiego dello Stato senegalese. Questo è in linea con gli sforzi dell'AICS Dakar e del governo senegalese per mettere in atto politiche coordinate ed efficaci per promuovere la creazione di posti di lavoro e garantire un'occupazione stabile in un approccio inclusivo e nel rispetto del codice del lavoro.

A cura di: PASPED

KOOM KOOM TV – 13-11-2021 – Presentazione dell’iniziativa di contratti di stage del progetto PLASEPRI/PASPED

Al via la seconda fase di stage PASPED per l’inserimento professionale di 900 giovani

Sono stati 1.530 i giovani formati coinvolti nella prima fase di opportunità di stage che si è conclusa il 30 novembre 2021 e che ha visto la partecipazione di 516 imprese delle 6 regioni di intervento del progetto PASPED, eseguito dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) di Dakar e finanziato dall’Unione europea nell’ambito del Fondo Fiduciario per l’Urgenza in Africa. Dopo il buon risultato della prima fase, oggi si aprono i bandi regionali che permetteranno alle Agenzie Regionali di Sviluppo (ARD) di pre-selezionare circa 900 giovani formati nei più disparati settori di attività che avranno l’opportunità di essere inseriti nel tessuto imprenditoriale della propria regione per 9 mesi.

La prima fase di inserimento professionale PASPED ha dimostrato che sui 1.530 giovani inseriti circa 340 sono stati mantenuti dalle imprese e un buon numero ha colto l’occasione dello stage per avviare progetti imprenditoriali personali. In questa prospettiva, il lavoro che AICS Dakar sta portando avanti con le ARD è stato condiviso col Ministero per l’Impiego come esempio di dispositivo decentralizzato di messa in relazione tra domanda e offerta di lavoro che potrebbe essere complementare alla nuova strategia del Governo senegalese per la promozione dell’impiego dei giovani e delle donne diffusa nel giugno 2021.

In questo senso, la collaborazione bilaterale col Ministero dell’Impiego da parte di AICS Dakar sarà rinforzata nei prossimi anni proprio a partire da questa esperienza molto positiva nell’ambito del PASPED che globalmente consentirà di inserire circa 2.400 giovani formati nel corso di due anni di attività e di coinvolgere circa 750 imprese formali delle 6 regioni come beneficiarie di risorse umane qualificate. Il lavoro di AICS Dakar del prossimo futuro si concentrerà, inoltre, sulla promozione dell’idea che il lavoro debba essere formale, dignitoso e ben remunerato al fine di sostenere concretamente, attraverso una buona opportunità di impiego, i progetti di vita dei giovani e delle donne senegalesi.

A cura di Francesco Mele

« Investo in Senegal », un’opportunità tra Italia e Senegal. Dal 15 aprile lanciato un bando indirizzato alla diaspora senegalese

L’équipe coordinata da AMREF (CNA, CNA Fondazione ECIPA, IDOS, Associazione Le Réseau, LVIA, MODED, Réseau NDAARI, OEDS  Fondazione Punto.sud) in collaborazione con le istituzioni senegalesi in Italia (Consolati della Repubblica del Senegal di Milano e di Napoli), nell’ambito del progetto PASPED  (Projet de Contraste à la Migration irrégulière à travers le soutien au Secteur privé et à la Creation d’emploi au Sénégal) eseguito dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e finanziato dall’Unione europea (UE), ha lanciato il 15 aprile 2021 un bando per « valorizzare il contributo della diaspora senegalese in Europa e in particolare in Italia nell’individuazione e nel sostegno agli investimenti produttivi in Senegal ».

Un altro tassello di AICS dopo il Summit delle diaspore che mira a valorizzare il prezioso contributo delle comunità della diaspora in Italia nei processi di cooperazione e sviluppo.

Il lavoro sul settore privato e la creazione di opportunità di impiego portato avanti nel corso degli anni dalla sede AICS di Dakar vede realizzarsi un importante traguardo che ha consentito non solo di realizzare l’approccio multisakeholders fra istituzioni italiane e senegalesi attraverso il coinvolgimento della società civile e del settore privato dei due paesi, ma permetterà, soprattutto, a cittadine e  cittadini di origine senegalese in Italia e, più in generale in Europa, di valorizzare la propria esperienza migratoria personale e professionale costruendo o rinforzando progetti imprenditoriali nel proprio paese di origine attraverso attività puntuali di supporto tecnico e finanziario.

AICS Dakar saluta la preziosa collaborazione con il consorzio guidato da AMREF e con i rappresentanti delle istituzioni senegalesi per la realizzazione di questa importante attività che si è concretizzata nonostante tutte le limitazioni e difficoltà che il periodo storico impone.

Per maggiori informazioni: selezione.pasped@gmail.com

A cura di Francesco Mele

Vi(e)sible – A Dakar una mostra di AICS sul tema dell’inclusione sociale in collaborazione con il fotografo senegalese, Alun Be

Celestine è una giovane ragazza, appena adolescente, con la passione del canto. Osserva la sua foto con orgoglio. Al suo fianco la madre, i capelli raccolti in un foulard e lo sguardo fiero. “Se oggi sono quello che sono lo devo a mia mamma” dice e continua: “È lei che mi ha sempre motivato e spronato a non temere gli sguardi altrui”.

Celestine è una dei dieci protagonisti di “Vi(E)sible” un’esposizione fotografica promossa dalla sede AICS di Dakar. A realizzare gli scatti, Alun Be, fotografo della scena culturale senegalese, famoso per i suoi ritratti d’impatto.

Il progetto mira a promuovere l’inclusione sociale delle persone vulnerabili, in particolare le persone in situazione di handicap.

“Non esistono persone disabili. Esistono persone che hanno una disabilità” ha sottolineato il prefetto di Dakar, Jiibi Diallo, nel suo intervento al lancio ufficiale dell’esposizione, tenutosi lunedì 14 giugno 2021 presso il Centro di cultura italiano di Dakar.

Imparare ad avere uno sguardo nuovo, questo l’obiettivo della mostra, che non a caso è stata allestita all’aperto, sulla cornice della capitale senegalese. Qui, un via vai costante di persone e punto di passaggio che porta verso il centro città. Un luogo di incontro che oggi diventa il simbolo di una riflessione sulla normalità della diversità.

Seduto su una panchina, Lamanara, un ragazzo albino. Osserva da lontano il taglio del nastro che dà avvio alla mostra da parte delle autorità presenti tra cui l’Ambasciatore d’Italia in Senegal, Giovanni Umberto De vito, Aissatou Cissé, Consigliera speciale della Presidenza della Repubblica del Senegal e Alessandra Piermattei, Titolare della sede AICS di Dakar.

Seduto a fianco a lui il fratello maggiore, Ibrahima. Andiamo assieme a vedere la foto che lo ritrae, potente e pervasiva. La osserva per la prima volta, impressionato dalla forza che emana. “È importante che tutte le persone come Lamanara diventino visibili, al di là degli stereotipi” precisa Ibrahima. Partecipi, realizzati, visibili, come il titolo della mostra.

 “La società deve evolvere per fare in modo che la disabilità fisica o mentale non impedisca la possibilità di una vita realizzata in tutti i suoi aspetti” ha detto nel suo intervento Aissatou Cissé. “Ogni persona, che abbia o meno una disabilità, deve poter apportare il proprio contributo alla società, secondo le proprie possibilità. Il problema non sta nella disabilità ma in una società o in un pensiero comune incapaci ad includere tutte le persone, valorizzando le capacità di ciascuno” ha poi concluso.

Alla conferenza stampa anche il signor Manga, uno degli insegnanti di riferimento della lingua dei segni a Dakar, che ci tiene a sottolineare di come sia importante che la società crei le condizioni affinché tutti possano esprimersi al meglio.

La fotografia, mezzo di comunicazione potente ed efficace, ha dato un volto e una voce alle persone più vulnerabili permettendo loro di diventare potenziali attori di cambiamento nella revisione delle politiche pubbliche e nel processo per garantire un accesso equo ai servizi di base: salute, educazione, lavoro.

Le foto di Vi(e)sible vogliono andare oltre la compassione o il pietismo che spesso gravano sulle persone con disabilità. Queste foto lanciano un messaggio di rispetto della diversità, in tutte le sue forme, promuovendo una cultura dell’inclusione in cui ogni persona possa davvero poter esprimere se stessa e sviluppare le proprie capacità.

“Ne ho sentiti tanti di sguardi su di me. Troppi” racconta Celestine “E questi sguardi mi hanno ferita. Oggi però so che posso fare grandi cose. Mia madre mi ha insegnato a cantare e a non smettere di sognare. Quello che voglio fare ora è dare voce a tutte quelle ragazze e a quei ragazzi che ancora sono costretti a casa dalle loro famiglie che li isolano per paura della stigmatizzazione altrui. Questi ragazzi devono uscire, farsi vedere, farsi sentire, vivere. La mia foto è qui per dire a tutti che nulla è impossibile e io sono qui per farmi sentire, per vivere la mia vita al meglio, per far vedere che esisto, in tutta la mia bellezza, in tutta la mia splendida unicità”.

Vi(e)sible sarà aperta al pubblico fino al 4 agosto 2021.

A cura di Chiara Barison

Giornata mondiale dell’acqua: AICS si mobilita per la qualità dell’acqua del fiume Senegal

Il progetto WEFE-Senegal, cofinanziato da Commissione Europea e Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), e implementato congiuntamente dal Centro Comune di Ricerca (CCR) della Commissione Europea e da AICS, mira a sostenere l'OMVS (Organisation pour la Mise en Valeur du fleuve Sénégal) nello sviluppo di strategie sostenibili per lo sfruttamento delle risorse, in particolare tenendo conto del nexus tra acqua, agricoltura ed energia.

Tra le attività sostenute dal progetto, un'azione pilota per il monitoraggio della qualità delle acque di superficie del fiume Senegal è in corso in due paesi del bacino, Mali e Senegal. L'azione è guidata da OMVS e coordinata sul campo dalle Direzioni Tecniche dell'Acqua dei due paesi.

Diversi parametri sulla qualità dell'acqua sono stati identificati e sono in fase di analisi, tra cui sostanze microbiologiche e chimiche, pesticidi.

I risultati di questa azione aiuteranno OMVS e gli Stati del bacino fluviale a stabilire strategie appropriate per una gestione sostenibile delle acque del fiume, al fine di combinare i vari usi della risorsa idrica, tra cui la produzione agricola e zootecnica, la produzione di energia, l'approvvigionamento di acqua potabile per le popolazioni rivierasche e i grandi centri urbani, come Dakar e Nouakchott.

A cura di Pierluigi AGNELLI

Addio 2020, benvenuto 2021: un anno di speranza, nuovi obiettivi e nuove prospettive

Quest’anno ci sta scivolando piano piano dalle mani. Sembra un anno inutile in cui non è stato fatto molto e tutti non vedono l'ora che finisca.Si fa fatica a collocare temporalmente un fatto tra 2018, il 2019 e il 2020 in quanto questi mesi la misura del tempo è stata strana, per alcuni versi compressa, per alcuni versi allungata.

Siamo stati colti di sorpresa a marzo di quest'anno e abbiamo dovuto cambiare le nostre abitudini e le nostre vite e annullare la parte più bella del nostro lavoro, quella del terreno e del contatto con i beneficiari. Abbiamo dovuto prendere decisioni drastiche, chiudere gli uffici, rinchiuderci a casa, rallentare le attività. Tutto questo con percezioni diverse del pericolo, del contesto e delle soluzioni ma comunque guidati dalla comune volontà di portare avanti il nostro lavoro in un momento ancora  difficile per la nostra Italia e per i paesi partner.
Sono orgogliosa di come AICS Dakar ha vissuto quest’anno, siamo andati avanti e, grazie alla collaborazione di tutti gli attori, abbiamo trovato soluzioni per cercare di bloccare il meno possibile le nostre attività.
Grazie alla tecnologia, all'ingegno e alla buona volontà, tante cose sono andate avanti e una risposta positiva è arrivata dalle organizzazioni della società civile, dai rappresentanti delle istituzioni dei paesi partner, dalle organizzazioni multilaterali e dalla nostra sede centrale.
La capacità di formulare iniziative pertinenti e la flessibilità che ci distingue tra i donatori, ci hanno permesso di attivare interventi di prima assistenza nei nostri paesi utilizzando i fondi già messi a disposizione. Nei limiti dei nostri finanziamenti siamo stati rapidi e siamo intervenuti dove sembrava più difficile esserci.
A novembre abbiamo ripreso ad andare di nuovo sul terreno, a rincontrare i nostri amici beneficiari. Tengo ancora dentro un'emozione fortissima in un villaggio in Casamance, al sud del Senegal, alla mia prima missione dopo tanto ufficio e tante carte.
Ringrazio sentitamente il mio staff per aver lavorato con entusiasmo e per aver tenuto duro nei momenti di difficoltà che abbiamo incontrato, anche quando il Covid ci ha toccato da vicino.

Ora ci aspetta ancora una nuova sfida: una seconda ondata di contagio nei nostri paesi ci riporta di nuovo nei nostri uffici.  Siamo un pò stanchi, ma siamo più forti e più consapevoli di quanto possiamo fare e sono sicura che supereremo anche questa fase.
Je souhaite à tous et à toutes un 2021 sans masques et sans gestes barrière ! 

A cura di Alessandra Piermattei

 

Dagli Appennini alle Ande, AICS e Slow Food insieme per la promozione del mangiare sano

La collaborazione tra l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e Slow Food (Terra Madre) affonda radici nel tempo e nel mondo. La terra, il dialogo, la biodiversità, il buon cibo, il cibo come prevenzione e sostegno alla cura: del corpo, dell'anima, del pianeta. I prodotti della tavola delle tradizioni come fonte di interscambio, dialogo, incontro, inclusione, sostentamento, sviluppo dei popoli. La terra come viaggio, migrazioni, ritorni. La terra come sviluppo nella stanzialità.

Progetti pensati e messi in opera dalla collaborazione tra la società civile: ong, associazioni, rappresentanti della diaspora, la Fondazione Slow Food per la Biodiversità con i suoi presidi nel mondo e AICS. Una collaborazione che ha dato vita a differenti interventi, in Italia, nel continente africano, in sud America e in Europa e che ha coinvolto giovani, donne, studenti, contadini “dagli Appennini alle Ande”.

Profumi e cucina si sono intrecciati nel progetto Le Ricette del Dialogo, nella Terra del Gusto, che attraverso il filo conduttore del cibo ha promosso l'incontro, la conoscenza reciproca e la crescita sociale ed economica in seno a territorio piemontese. Attraverso il linguaggio del cibo, si è discusso di interculturalità, dell'interconnessione tra alimento e comunità da cui proviene: “l'orgoglio di identificarsi con i frutti della propria terra” e “la consapevolezza dell’essere custodi di un sapere fondamentale per la salvaguardia della biodiversità”. Il cibo come forma di racconto di viaggi e migrazioni, che fa scoprire gli uni e gli altri intorno ad un buon piatto in tavola.

Il sostengo allo sviluppo, l'occupazione giovanile come fonte di sostentamento e di riuscita per i giovani nei loro territori. Il restare anziché partire, con uno scambio di sguardi e competenze tra Nord e Sud, sono alla base della rete del progetto DiaMaSe  La diaspora senegalese e marocchina in Italia e i giovani delle zone rurali uniti per lo sviluppo dei propri paesi di origine in ambito agricolo e extra-agricolo.

La salvaguardia del patrimonio territoriale delle comunità Malesi e Madhe, sulle coste sud dell'Europa, in Albania, per garantire opportunità occupazionali attraverso il sostegno alle imprese familiari e ai servizi agrituristici è l'obiettivo del progetto, Zana e Maleve: giovani e territorio, radici di una comunità in cammino verso l'integrazione con la famiglia europea.

Sicurezza alimentare e sanità per migliorare la vita delle persone affette da HIV in Malawi, nel sud-est del continente africano, attraverso una maggiore varietà di alimenti sono alla base del progetto Grass, portato avanti con la Comunità di Sant'Egidio. La creazione di 30 food gardens comunitari, l'educazione la sicurezza alimentare, l'igiene per sviluppare la resilienza e migliorare la vita di circa 10.600 persone che vivono affetti dell'HIV.

Dall'Africa al Sud America, per valorizzare sapori e cibo sano. Il lupino di Huaylas, varietà autoctona di lupino, è al centro del progetto sviluppato in Perù. Con la creazione di un presidio Slow Food  si intende selezionare e valorizzare l’ecotipo nativo di lupino promuovendolo sul mercato locale, anche attraverso il riconoscimento di un giusto prezzo.

 Il lupino di Huaylas è ancora poco conosciuto al di fuori del territorio di origine. Per questo il Presidio intende valorizzare il prodotto a Lima e nelle altre città principali del paese promuovendolo soprattutto con la collaborazione dei cuochi e delle istituzioni locali. L’importante patrimonio gastronomico del dipartimento di Ancash, soprattutto della zona del Callejon de Huaylas, e il crescente interesse per il cibo di qualità nel paese sono canali importanti per la diffusione di questo legume e di piatti e ricette tradizionali a base di lupino.

Una lunga storia che ha visto negli anni 2000 anche lo sviluppo di diverse collaborazioni in ambito agricolo tra AICS e l'ex Istituto Agronomico per l'Oltremare (IAO) di Firenze, con la promozione di molti prodotti agro-alimentari quali il dattero dalla Libia, il caffè dal centroamerica e la frutta secca (mele e cachi) dal Pakistan.

Si apre oggi un nuovo capitolo nella ricca storia delle collaborazioni tra AICS e Slow Food, grazie al PACERSEN BIS, un progetto di sostegno alla riduzione della migrazione, attraverso la creazione di Naatangués e Waar Wi (in lingua wolof), fattorie agricole comunitarie e individuali nelle regioni ad alto potenziale migratorio. Un viaggio attraverso i sogni e le ambizioni dei beneficiari e una serie di ricette che grazie all'ispirazione di giovani chef che hanno deciso di investire nel paese, presenteranno prodotti locali con creatività e gusto.  Un Senegal che non ti aspetti, lontano dai cliché e pronto, ancora una volta, a stupire grazie alla capacità di guardare il mondo da una prospettiva diversa, che punta sulla curiosità e sul rispetto per la diversità.

Nell'ambito del progetto, giovedì 4 marzo 2021 alle 17.30 (16.30 GMT), si terrà il forum “Ndiaxass Culinari”, un interessante momento di riflessione e scambio su cucina locale, alimentazione tradizionale e nuove influenze.

Oltre al Pacersen Bis, nella cornice di Terra Madre Salone del Gusto 2021, sono state organizzate un ciclo di quattro webinar e una conferenza finale on-line destinati alla rete Slow Food nel mondo che vede coinvolta anche AICS. Questo nell'ambito del progetto: “Building capacity: corso internazionale avanzato applicativo su Giahs (globally important agricultural heritage systems)“, co-finanziato da AICS in collaborazione con il Dipartimento di scienze e tecnologie agrarie, alimentari, ambientali e forestali (Dagri) dell’Università di Firenze e la FAO.

A cura di Viviana BIANCHESSI

Adelphité: dialoghi di attivismo

Da novembre 2021 e fino a fine anno una serie di appuntamenti per incontrare e conoscere chi lotta quotidianamente per una società più eguale, nella quale donne e uomini hanno gli stessi diritti economici, sociali, culturali e politici. Uomini e donne uniti nella lotta per i diritti di tutti.

 

Adelphité è una parola che deriva dal greco adelph- (αδελφ-) e che significa sia sorella (adelphé) che fratello (adelphos), ma senza fare una distinzione di genere. Inglobando le due parole “sororità” (tra donne) e “fraternità” (tra uomini), l'adelphité designa le relazioni solidali e armoniose tra gli esseri umani, donne e uomini.

Solidarietà è un concetto empatico ed etico che diventa politico e necessario per superare gli ostacoli imposti dalle diversità e dalle diseguaglianze. In questa serie di testimonianze racconteremo delle diverse esperienze di persone, donne e uomini, portatori di un impegno etico, sociale e politico che sia solidale e femminista.

Femminismo vuol dire combattere il sessismo, non l’altro sesso. Le donne e gli uomini che si definiscono “femminista”si attivano per creare una società inclusiva, più eguale, nella quale donne e uomini hanno gli stessi diritti economici, sociali, culturali e politici.

Proprio perché esiste ancora una forte asimmetria sociale e culturale tra donne e uomini, l’adelphité e il femminismo sono necessari per denunciare tale situazione e promuovere l’uguaglianza, per le donne e gli uomini, oltre e al di là delle differenze decostruendo stereotipi e sessismi.

8 marzo 2021 – Dialoghi di attivismo – Bouaré Bintou Founé Samaké, avvocata, femminista e attivista, Ministro per la promozione delle donne, dei bambini e della famiglia del Mali.

In Mali l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) sostiene, finanziariamente e tecnicamente, il programma "Eliminazione della violenza di genere in Mali attraverso un approccio olistico e integrato per la fornitura di servizi di qualità a livello nazionale", un'iniziativa implementata dall'UNFPA in partenariato con i Ministeri incaricati della Promozione della Donna, dei Bambini e della Famiglia (MPFEF) e della Salute e dello Sviluppo. Il progetto, della durata di tre anni, è iniziato il 1° gennaio 2020 per concludersi il 31 dicembre 2022.

L'obiettivo del progetto è quello di "contribuire all'eliminazione della violenza sessuale e di genere (VBG) contro donne e ragazze e i casi di morbilità e morte materna attraverso un quadro istituzionale rafforzato, il coinvolgimento e l'empowerment della comunità e l'accesso effettivo ed equo a servizi appropriati, compresi i servizi di salute sessuale e riproduttiva".

L’advocacy per l'abbandono delle norme sociali sfavorevoli alla salute e al benessere delle donne e delle ragazze rimane, tuttavia, una delle maggiori sfide del progetto, poiché le pressioni socio-culturali creano un ambiente poco ostile al sostegno della legge sulle VBG. In questo senso, l'approccio del progetto è quello di rafforzare il coordinamento degli interventi di salute sessuale e riproduttiva e di contrasto alle VBG attraverso la stretta collaborazione con il Ministero per la Promozione della Donna, dei Bambini e della Famiglia.

Ricordiamo che in Mali il numero di casi segnalati di violenza di genere (VBG) è aumentato del 47% nel 2020:  da 2021 casi da gennaio a luglio 2019 a 2981 casi da gennaio a luglio 2020. Questi dati  (UNOCHA) rivelano che il 99% delle persone colpite sono donne e che il 36% delle VBG sono violenze sessuali. L'assenza di una legge specifica per affrontare le VBG e la debole applicazione dei testi legali che proteggono le donne e le ragazze rimangono i fattori che contribuiscono all'aumento dei casi. Inoltre, secondo uno studio di UNFPA (Maggio 2020) che analizza l’impatto della pandemia di COVID 19 sulle VBG, in relazione al contesto socio-culturale del Mali le VBG potrebbe aumentare del 49% e più.

Per questo motivo, abbiamo parlato con Bouaré Bintou Founé Samaké, giurista, femminista e attivista, che il 5 ottobre 2020 è stata nominata Ministro per la promozione delle donne, dei bambini e della famiglia del Mali.

Prima della sua nomina, Bouaré Bintou Founé Samaké è stata per 20 anni la rappresentante nazionale di WILDAF, una rete di una ventina di associazioni e di cinquanta membri individuali, il cui obiettivo è la protezione e la promozione dei diritti delle donne e dei bambini di fronte alla giustizia.

Bouaré Bintou Founé Samaké ha dedicato il suo lavoro all’affermazione e alla protezione dei diritti delle donne in Mali fornendo assistenza legale, formazione sui diritti di donne e bambini, violenza contro le donne, prevenzione/cura delle vittime, leadership femminile e advocacy. Ha contribuito allo sviluppo di curricula e programmi di formazione per un corpo di formatori paragiuridici. Nella sua carriera, si è sempre dedicata alla lotta per l'uguaglianza di genere e all'attuazione delle convenzioni internazionali che il Mali ha ratificato.

In un contesto teso dove gli islamisti chiedono le dimissioni della Ministra della promozione della Donna, dell’infanzia e della Famiglia, l’abbiamo incontrata per discutere con lei di temi scottanti come l’impegno e il ruolo della donna nell’attuale società maliana, in politica e nella lotta contro le violenze basate sul genere. Cordiale e sorridente, Bouaré Bintou Founé Samaké, non si dichiara più la militante di prima, ma la responsabile chiamata a impegnarsi nel suo dovere civico in un Paese fortemente toccato da una crisi multi-settoriale.

Ha promesso a se stessa e al nuovo governo di transizione di portare a termine tutte le azioni identificate nel programma nazionale recentemente adottato dal Comitato Nazionale della Transizione. Ricoprendo la sua carica da Ministro per un mandato di 18 mesi, Mme Bouaré sta portando avanti, con coraggio e orgoglio, la promozione del ruolo positivo della donna e della famiglia.

Raccontando la situazione attuale dei diritti delle donne e in generale dei diritti umani, la Ministra ha tenuto a precisare che il contesto post-conflitto, come quello del Mali attuale, non è per nulla incoraggiante. “Si lavora affinché i diritti siano rispettati dato che si continuano a registrare delle gravi violazioni dei diritti umani . Le donne, facendo parte di un meccanismo economico informale, sono state molto colpite dalla pandemia COVID 19. Non potendo più accedere alle consuete modalità di guadagno, le violenze sono esplose con più veemenza. Anche la chiusura delle scuole ha esposto le ragazze a differenti forme di violenza”. Bouaré, sottolinea, inoltre che “in questo periodo pandemico, le strutture sanitarie si sono confrontate su come proteggere i nascituri dal contagio. Le donne dovevano ricevere una doppia protezione: proteggere se stesse e i loro bambini”. La Ministra, preoccupata dalla situazione che le donne stanno vivendo, si interroga anche sull’accesso ai vaccini e sulla tempistica. Le donne ne avranno accesso facilmente? (n.d.r. I primi vaccini sono arrivati in Mali il 05/03/2021)

Per quanto riguarda l’impegno politico delle donne maliane questo si situa soprattutto nella promozione delle riforme. Nei prossimi mesi il paese si appresterà a aggiornare la Costituzione e le donne dovranno battersi affinché tutto ciò che le attiviste hanno conquistato in passato vengano tutelato. Le donne dovranno ugualmente battersi per le elezioni future; in Mali ci saranno nei prossimi mesi le elezioni legislative e comunali. Senza contare le questioni di pace, sicurezza fronti su cui le donne dovranno battersi. In Mali, oggi, le donne sono arrivate ad essere incluse nella commissione di sorveglianza dell’Accordo di pace, cosa impensabile e inimmaginabile fino a poco tempo fa. Si pensa ora di allargarne presenza.

Fortemente voluta dalle donne maliane e supportata dalla Ministra della Promozione della Donna, dell’Infanzia e della Famiglia, il processo di adozione della proposta di legge relativa alla violenza di genere (VBG) è stata ancora una volta abbandonata dal governo della transizione, a causa di una forte pressione da parte della comunità religiosa.

Visto che si tratta di una proposta e non ancora di una legge, Bouaré dichiara che è una legge “aperta” che deve nascere dal dialogo e dal confronto, non dallo scontro. Secondo la Ministra, la maggior parte dei maliani è cosciente che la violenza di genere esiste e che le donne e le ragazze ne sono spesso le vittime. È sicura che durante il suo mandato o dopo, questa legge sarà adottata in Mali per via di questa consapevolezza comune. Dichiara di non aver paura, perché non fa “nulla che possa pesare sulla sua coscienza” ed è questo l’essenziale. Nonostante si trovi in un contesto difficile, la paura che qualcuno possa nuocere a lei o alla sua famiglia, non fa parte del suo spirito. Coraggiosamente non ha mai esitato di fronte alle minacce e agli insulti pur di difendere gli altri dichiarando che sta lavorando con tenacia per trasformare il conflitto in dialogo.

Si è riflettuto con lei anche sul concetto di femminismo. Per lei, giurista, attivista e ministro bisogna far riferimento al contesto, alle circostanze e a differenti parametri. Oggi in Mali le femministe lottano per l’uguaglianza tra i sessi, per la non marginalizzazione delle donne. Questa è la sua concezione di femminismo, ovvero una lotta che ogni donna fa affinché tutte le persone abbiamo la stessa possibilità d’aver accesso alla scuola, alla sanità e a tutti i servizi di base.

A cura di Eugenia PISANI/Claudia BERLENDIS